From the homeless

Pubblichiamo la lettera che Cochise ha inviato alle testate giornalistiche locali, riguardante l’utilizzo dell’Albergo Italia a Calolziocorte, come ricovero per senza tetto e il suo successivo “sgombero”.
Dalla parte degli Ultimi!
NuvolaRossa
Solitamente non scrivo ai giornali, cerco di fare qualcosa,a volte scrivo le mie impressioni e le tengo per me, ciò che uno scrive spesso è limitativo per chi legge,non è comprensibile ai più e non vi è un dialogo, ma in questa occasione proprio non posso star zitto. Spero solo di far pensare qualche persona.
Tutti nella nostra vita viviamo momenti difficili, ma com’è possibile non comprendere le difficoltà altrui, le debolezze di chi incontriamo per strada tutti i giorni?! Come è possibile, in un mondo che quotidianamente vede la morte e la sofferenza umana criminalizzare chi cerca di sopravvivere?! Sto parlando delle vicende apparse sui giornali, che riguardano la frequentazione da parte di ragazzi senza tetto del vecchio albergo Italia vicino alla stazione di Calolziocorte.
Lessi un articolo qualche settimana fa, che non diceva niente, parlava di questo fatto… I cittadini hanno notato la cosa e poi?! E poi?! E Poi?! Poi niente, la sola notizia deve mettere insicurezza ai “cittadini” (cittadini di che?). Qualcuno entra nell’albergo abbandonato da 20 anni, questa è la notizia!
Ci sono 500 appartamenti sfitti a Calolziocorte, menomale che qualcuno abita dei posti che tra l’altro stanno cadendo a pezzi. Qual’è la paura che si scatena nelle coscienze? Forse che queste persone degradino il nostro bel quartierino fatto di cemento e pezzi di metallo parcheggiati?! Il vecchio albergo Italia era davvero degradato prima del loro arrivo, loro l’hanno sistemato e reso abitabile, ed hanno sofferto meno il freddo di questo inverno che ha fatto registrare morti in tutte le strade d’Italia.
Il sistema che tanto ci piace è basato sul denaro, sulla mercificazione di qualsiasi cosa, sulla distruzione sistematica dell’ambiente che ci circonda,  sulla continua meccanizzazione, sulla disgregazione dei rapporti sociali, sull’imposizione di una lotta tra poveri, sulla criminalizzazione del diverso, sul prevaricare chi è più sfigato e sulla perdita di ogni valore di solidarietà e cooperazione.  In questa logica è chiaro che diventi “normale” prendercela con persone che non si possono permettere di avere un lavoro salariato, un mutuo per comprarsi una casa, dei famigliari che gli possano coprire le spalle e tutto appare normale, anzi ci da proprio fastidio che persone che vengono considerate diverse ed inferiori, probabilmente, abbiano i nostri stessi bisogni, una casa e del cibo almeno.
I garanti di questo sistema, ovvero ogni genere di istituzione, si divertono a fare un po’ di carità, tirano i pezzi di pane come agli uccellini mentre distruggono ogni secondo che passa, sempre più, la vita delle persone. Risolvere la situazione con qualche parola non è possibile, voglio un mondo completamente diverso. Per me ogni forma autoritaria, non dovrebbe esistere e credo che un cambiamento ci sarà, volente o nolente. Credo fortemente nella cooperazione tra gli uomini, nel suo senso di simpatia naturale, e solidarietà con i suoi simili. Non pretendo che domani, nell’immediato, non si verifichino situazioni come queste, il cambiamento sarà lento, ma dobbiamo assolutamente recuperare quella dimensione di mutuo appoggio che in certi momenti della storia, come in questo, magari risulta offuscato.
Chiedo alle istituzioni, loro si, povere, di idee e di umanità, almeno di non accanirsi con chi non può o non vuole consumare, produrre ai ritmi ed alle condizioni imposte od adeguarsi a leggi oppressive che limitano libertà e pensiero per renderci automi da un combattimento fratricida.
Mica i diritti delle carte universali sanciscono che tutti hanno diritto ad una casa e a del cibo?! O forse le leggi sono state affermate perché siamo coscienti del fatto che questo sistema, non può garantire una vita dignitosa a tutti e quindi ci sentiamo in dovere di affermare ciò che sarebbe naturale in un mondo giusto?! 
Buona giornata
Cochise

El regreso de la NubeRoja

Ripensare in maniera coerente con quello che siamo, con quello che proviamo, con le nostre aspirazioni, i nostri desideri, i nostri sogni; un intervento sul territorio è tutt’altro che semplice.

Ci siamo lasciati circa sette mesi fa… Qualcuno di noi paventava l’idea di partire, lasciare momentaneamente questo luogo, per osservare l’umanità di chi non ha niente fuorché la propria terra su cui costruisce, ovviamente non con il cemento, un modello alternativo di resistenza (e quindi esistenza), al nostro modello capitalistico industriale. Altri semplicemente volevano prendersi del tempo per concludere ciò che avevano lasciato a metà. Altri ancora non trovavano più un minuto all’interno del via vai quotidiano, per continuare ciò che identificavamo come una lotta.

Anche se lontani dall’ambito internauta, la militanza lontana dal blog ha affinato ulteriormente la nostra idea di maturazione. Siamo sempre più convinti, che di tutto quello che ci contorniamo, è la nostra terra, il nostro territorio, il posto in cui viviamo ,a poterci garantire un reddito morale per una sopravvivenza ai margini del sistema. Rimaniamo consapevoli che l’aggregazione dal basso è il più alto meccanismo decisionale, meglio ancora se sospinta da un’auto-organizzazione spontanea.

Fermamente decisi a fare di questo gruppo, non un brand, ma un umile mezzo di resistenza, volgiamo a partire da oggi rilanciare “NuvolaRossa”.

Per fare ciò abbiamo occupato simbolicamente il terreno su cui sorgerà il centro commerciale (come testimonia la foto in testa a questo post) tanto voluto dalla nostra amministrazione. Un cancro per il recupero del rapporto con la terra e la territorialità di cui i cittadini hanno estremamente bisogno. Un’enorme metastasi per la trattazione del lavoro che si svilupperà all’interno di tal mostro.

Riconosciamo la “Sindrome del faraone” in quest’amministrazione calolziese, che ha accettato la svendita del territorio a discapito dei cittadini, per riuscire ad defluire l’impasse del patto di stabilità ed avere la liquidità necessaria per costruire una grande opera che rivoluzionerà, a detta loro, la mobilità del capoluogo della Valle San Martino (gli oneri di urbanizzazione del centro di media distribuzione in zona Bricolla_ Sala di Calolziocorte_ pagheranno sia gli espropri che il costo di quest’opera).

Chiameranno questo nuovo scempio “Tangenzialina”, che insieme alla Piazza Vittorio Veneto, da poco inaugurata, costituirà la pesantissima eredità dell’ultima giunta Arrigoni.

Avendo già speso troppe parole in questi anni, sul PGT, sulla gestione del territorio e sulla distribuzione commerciale da supermarket, ci interessava oggi inquadrare queste logiche istituzionali in un più largo contesto territoriale.

Contando che tra poco tempo dovremmo combattere con un buco nero che chiameranno “Lecco- Bergamo” e con un piano cave provinciale abominevole; ci chiediamo se non sia giunta l’ora di riflettere definitivamente su quella che è l’aspettativa della nostra generazione.

Le serrande abbassate degli spazi aggregativi di Rossino (Arci La fucina) e Maggianico (CAG Parketto), in maniera diversa, attaccati dai vari comuni di appartenenza, hanno fatto storia in questi ultimi mesi. A fronte della chiusura di ciò che ipotizzava un minimo disegno di politiche giovanili, rimaniamo allibiti dalla completa apertura al depauperamento delle risorse del nostro territorio.

Se l’alternativa alla trasgressione artistica è quella delle strade, delle gallerie, delle cave, dei centri commerciali… Non non ci stiamo!

Rilanciamo quindi una lotta radicale (nel senso di arrivare alle radici dei problemi), di base in tutti i quartieri, con chiunque sia disponibile a parlare con noi ad incontrarci a partecipare alle nostre iniziative.
Per una nuova pedagogia di strada e per capire che l’alternativa è reale e possibile.

Nuvola Rossa


Combattiamo il revisionismo storico

Segnaliamo:

Venerdì 3 Febbraio, presso lo spazio autogestito del Circolo Libero Pensiero (Rancio/Lecco, Via Calloni 14), a partire dalle 21.00, incontro con l’autrice del libro “Operazione Foibe” Claudia Cernigoi.

A seguire Le Radeau de la musique in concerto.

NuvolaRossa

P.S. Stiamo tornando!!!


Appello per gli indigeni del Cauca

Due mesi fa condividemmo iniseme a Nicola, in una serata pubblica, parecchie informazioni sulla resistenza indigena nel Cauca colombiano. Da allora ci impegnammo a pubblicare tutti i report riguardanti quei nativi, che fossero stati recapitati tramite mial, al nostro blog.

Di seguito, quindi, l’ultimo report inviatoci da Nicola.

NuvolaRossa

AUTONOMIA,UNITA’,TERRA…..LE COMUNITA’ INDIGENE DEL CAUCA COLOMBIANO CHIEDONO SOLIDARIETA’ PER LA LIBERAZIONE DELLA MADRE TERRA

In Cauca,le comunità indigene ,coordinate dal Consejo Regional indigena del Cauca,hanno avviato da 40 anni ,un percorso di Autonomia,Resistenza civile popolare nel mezzo di un conflitto armato spaventoso(in mezzo tra esercito,paramilitari e guerriglia),occupazione dei terreni dei latifondisti,di quelle terre che reclamano come proprietà collettive,beni comuni,territori ancestrali.

Questo percorso ha lasciato sul campo tanti morti(nel dicembre 1991 20 indigeni uccisi da polizia e  esercito durante l’occupazione dell’azienda agricola “el Nilo”) e migliaia di feriti.

Il movimento è comunque sempre cresciuto,riuscendo a coinvolgere le forze sociali di tutta colombia….esempio più significativo ,la minga social del 2008 che ha portato sulle strade di tutta colombia più di 60.000 indigeni e coinvolto tutta la popolazione.

Adesso siamo in una fase nuova.Dalle elezioni del 2010 in cui ha vinto Manuel Santos,ex vice di Uribe,si sta affermando una politica di facciata che sembra voler dialogare e abbassare il livello di repressione.

Lo scopo è quello di dare un ‘immagine nuova del paese per poter essere ammessi al TLC(trattato di libero commercio).

La realtà è che la repressione e la violenza paramilitare restano una costante ,solo un pò attenuata e più nascosta.In questo scenario c’è ora un grande PERICOLO.

I settori dell’estrema destra colombiana ,legata ai  latifondisti,ai settori più duri dell’esercito e ai paramilitari,vogliono forzare la mano al presidente Santos….non accettano la sua politica distensiva(per quanto molto relativa) e vogliono la mano dura nei confronti del dissenso ,dell’occupazione di terre e dei blocchi stradali e marce sulle vie pubbliche(vedi panamericana).

MINACCIANO di intervenire loro …questo può significare massacri.

In ottobre 2011 le comunità indigene del cauca marceranno a Cali ,occupando ancora una volta la panamericana;subito dopo occuperanno terre in una rinnovata fase di liberazione della madre terra.

Vogliamo creare un terzo scenario che disattivi quelli della mano dura del governo(forzato dall’estrema destra) e o del massacro da parte dei paramilitari.Invitiamo a coordinare una mobilitazione a livello internazionale ,che prevenga la violena.

Invitiamo a una azione coordinata che porti alle ambasciate,consolati,sulle strade,nei palazzi del potere e dell’economia,migliaia di persone ,il massimo possibile,il giorno di inizio della marcia e il giorno di inizio dell’occupazione o liberazione della madre terra.

Si possono pensare ,simultanee marce e occupazioni di terreni in solidarietà alla mobilitazione del Cauca e per diffondere la pratica della liberazione della madre terra e la volontà di autonomia.

PER contatti:Nicola lazarus-om@libero.it,Juan (Barcelona) juan@colectivomaloka.org


L’apertura della sala giochi/scommesse

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del consigliere d’opposizione in consiglio comunale Corrado Conti:

Dopo sei mesi di lotte contro il gioco d’azzardo e per la legalità viene aperta la sala del sottopiazza V. Veneto che ospiterà una sala giochi anche se sotto le spoglie di sala scommesse o sala “”dedicata”” come continua a precisare il nostro Sindaco, come se la sostanza cambiasse.Provo  una profonda amarezza e un forte senso di sconfitta perchè mesi di lotte, denunce, esposti, interpellanze, mozioni non sono servite a nulla.

Così ancora  non vince la giustizia e la difesa dei soggetti deboli (soprattutto di chi poi potrà incappare ancora di più nel gioco patologico e nella sua schiavitù con grave danno del tessuto sociale, con sfascio di famiglie)  ma vince l’interesse economico e la cattiva amministrazione, anche contro qualsiasi logica di lotta alla criminalità organizzata che nel nostro territorio, come dicono gli atti giudiziari, controlla il gioco legale e illegale, al di là delle intenzioni dei privati che aprono queste sale.Abbiamo denunciato la cattiva amministrazione che ha comportato:

- una disparità di trattamento tra privati (vedi richiesta del 2009 di apertura sala giochi nel grattacielo) e privati (l’apertura della sala attuale);- l’approvazione di delibere che di fatto hanno favorito l’apertura della sala giochi consentendo di mettere dei bar;

- la concessione del parere preventivo favorevole anche se la sala non aveva i parcheggi previsti dal regolamento;

- l’ostinazione dell’Amministrazione a non voler usare il regolamento anche quando vi erano le possibilità di fermare molto prima questa sala.Basta pensare alla vergogna del voto che nega che la biblioteca è un luogo educativo a carattere continuativo e quindi un luogo sensibile con la conseguente impossibilità di aprire sale a meno di 300 metri;

- il voto contrario alla nostra proposta che chiedeva, per dimuire le possibilità di altre sale gioco a Calolziocorte, ”di dare mandato alla Giunta Comunale di individuare quali ulteriori luoghi sensibili dai quali le sale gioco devono distare più di 300 metri: il Municipio, le stazioni di autobus e ferroviarie, le aree verdi attrezzate, i cinema e teatri, il lungolago e lungofiume, le parrocchie e gli oratori, gli impianti sportivi e comunque tutti quei luoghi in cui vi è una presenza frequente di giovani, minori e famiglie”. Se fosse stata approvata questa proposta vi sarebbero stati forti ostacoli alla creazione di una nuova sala giochi che ora, dopo la trasformazione formale della sala  giochi del sottopiazza in sala scommesse, diventa una concreta possibilità, senza altri paletti se non quelli di un regolamento che peraltro sia i privati (con ricorsi al TAR), che la stessa maggioranza (negando l’esistenza di luoghi sensibili anche quando era possibile),  hanno cercato di non applicare.

Insomma una brutta vicenda che mi amareggia molto perchè penso che sia anche una sconfitta non solo mia e di quei consiglieri che si sono battuti con me ma anche della democrazia visto che contro questa sala vi erano associazioni, genitori, insegnanti, molti cittadini……….. .

Nonostante tutto questo la battaglia non è finita e si cercherà di continuare  con grande pazienza l’attività di ricerca di tutti gli strumenti legali che consentano di ridurre il gioco d’azzardo nell’ambito di una battaglia contro la criminalità organizzata.

il consigliere comunale
Corrado Conti


La salvaguardia del bene comune

Pubblichiamo di seguito una lettera, inviataci dall’associazione agricoltori della Valle San Martino, che interpellerà i vari consigli comunali delle nostre zone, su eventuli modifiche al pgt che possano andare a discapito delle realtà agricole.

NuvolaRossa, sottoscrive completamente questa missiva, e si impegnerà di nuovo a rilanciare la questione della salvaguardia del territorio nelle prossime settimane, in cui la pianificazione urbanistica della Città di Calolzioocrte, entrerà nel vivo con il passaggio in consiglio comunale dell’approvazione del piano generale del territorio.

NuvolaRossa

La valle San Martino ha una grande ricchezza: il suo territorio. E’ una ricchezza che se usata bene ha potenzialmente tutti gli elementi per diventare un’opportunità vincente e redditizia per il futuro della comunità.

Perché questo è possibile ora?

Perché sta facendosi strada con forza la consapevolezza dell’importanza del paesaggio, dell’agricoltura di prossimità, della filiera corta, del turismo vicino alle grandi città. E sempre più numerosi sono i cittadini che sentono la prepotenza del cemento che disgrega e toglie spazi vitali.

Dove viviamo, cosa mangiamo, come ci rilassiamo, cosa crea benessere e ricchezza; queste sono le domande che bisogna tener ben presente nel predisporre il P.G.T.

E’ giunto il momento, proprio in occasione del primo P.G.T dei nostri comuni, soprattutto con l’incidere della crisi economica, di dare un nuovo impulso in questa giusta direzione, valorizzando ulteriormente le risorse ambientali e agricole presenti nel nostro territorio.

Il paesaggio e la manutenzione dei suoli, anche in termini di prevenzione dei dissesti, sono prioritariamente una doverosa necessità, ma comporterebbero anche la valorizzazione di tutte le attività e azioni legate ad un turismo di prossimità, che corrisponde ad un grande bacino di utenza, quali sono le aree di Milano, Bergamo, Monza, con utenti potenzialmente disponibili a fruire del nostro territorio per una gita giornaliera, o per una soggiorno di fine settimana.

Nel nostro territorio è possibile far convergere risorse e capacità imprenditoriali in grado di governare processi complessi, quali un’agricoltura capace di offrire prodotti con un alto contenuto qualitativo, una capacità ricettiva (bed and breakfast e agriturismo) di piccole dimensioni ma all’altezza della domanda di un turismo attento e consapevole, la possibilità di promuovere accattivanti percorsi enogastronomici e culturali. Tutti elementi, questi, che organizzati in un sistema a rete possono finalmente diversificare la struttura economica del nostro territorio.

E’ possibile declinare nel concreto alcune delle azioni precedentemente sintetizzate.

La Valle San Martino nonostante le sue ridotte dimensioni territoriali, possiede le caratteristiche per:

  1. creare percorsi natura e addirittura realizzare un bellissimo parco avventura;
  2. inserirsi a pieno titolo, nel circuito del turismo religioso e culturale che dal santuario di Somasca arriva all’Abbazia di Pontida, passando dal monastero del Lavello, dal complesso monumentale di San Michele, di Torre de Busi, alla chiesina di Santa Margherita in Monte Marenzo, ai borghi di antica fondazione di Caprino, ad altri siti di notevole pregio storico e culturale;
  3. mantenere in vita i piccoli negozi di vicinato che ancora resistono.
  4. rilanciare una ristorazione legata alle tradizioni gastronomiche locali e ,compresa la refezione scolastica con prodotti km. 0;
  5. promuovere e formare una piccola imprenditoria giovanile in grado di svolgere un ruolo da protagonista in questo articolato processo economico e sociale.

Al contrario l’aumento delle costruzioni, già al limite, porta ad un impoverimento e abbruttimento del paesaggio. Con la crisi che avanza si faciliterebbero solo le speculazioni che arricchiscono singole imprese estranee ad un discorso di armonia col territorio, che apporterebbero anomalie e inutili manufatti. Il risultato sarebbe un territorio consumato a favore di pochi e danni alla collettività, che per le sue dimensioni fisiche e demografiche non sarebbe in grado di reggere l’incremento del fabbisogno finanziario per garantire adeguati servizi alla popolazione.

Nella nostra realtà nazionale abbiamo avuto innumerevoli esempi di come le cattedrali del deserto hanno provocato il declino di quei territori.

Il motto è: non vogliamo svendere la nostra ricchezza.

Entrando nel merito del nostro settore è bene premettere che lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo sostenibili (slow food e turismo slow) possono fare molto per noi.

E’ questo lo scopo per cui proprio da Monte Marenzo è partita la formazione dell’Associazione Agricoltori Valle San Martino, sostenuta dalla Comunità Montana. E’ ormai attiva con molte iniziative, non ultime le conferenze nel territorio della valle dal titolo “Sai cosa mangi?” Inoltre sono iniziati numerosi progetti di sviluppo di nuovi prodotti, tecniche di coltivazione, ecc.

La particolare conformazione del territorio e la sua salubrità invidiabile ben si prestano a colture di pregio, oggi molto apprezzate ed economicamente convenienti nell’ambito di un’agricoltura di mezza collina, che oltre a fornire prodotti buoni, deve anche garantire reddito agli operatori agricoli.

Ne sono prova la coltivazione di cereali minori, come la segale coltivata da tre anni, acquistata direttamente da due distretti di economia solidale per produrre pane di qualità per i numerosi gruppi di acquisto come: Spiga, Madia e Corto Circuito.

Come il grano saraceno, che tra l’altro viene utilizzato per produrre una ottima birra artigianale in quel di Monza, messa nell’elenco delle birre di pregio ai primi posti da Slow Food.

Il mais da polenta di varietà antiche, salvaguardate con pazienza, che forniscono un prodotto di nicchia di ottimo sapore e profumo.

Le patate di Monte Marenzo, grazie al suo terreno sono molto buone, tanto che il nostro paese è stato scelto per la produzione di seme di patata biancona comasca, presente prima della guerra dal Vimercatese alla Brianza; progetto in collaborazione con il PLIS Parco Cavallera, che nel primo anno di produzione ha raggiunto ottimi risultati produttivi. E molti quintali di patate da consumo partono dalla Val San Martino verso i gruppi di acquisto e cooperative, come ad es.” il Sole e la terra”di Bergamo.

La coltivazione di numerose varietà di ortaggi, soprattutto biologici, sono prodotti in valle e vengono consumati dai clienti di Milano, Bergamo e Lecco, nonché dagli abitanti locali.

E non ultimo il farro, introdotto a Monte Marenzo dal 1997, dove ha ritrovato una patria ospitale, visto che nel nostro territorio si sono insediati i romani ,che erano forti consumatori di farro ( esistono ancora dei resti di un presidio romano in località Santa Margherita , di Monte Marenzo ) Anche questo cereale ha dimostrato che le nostre colline sono un ottimo habitat, senza bisogno di concimi chimici, ed ha permesso di ricavare un buon reddito. Tra gli obiettivi dell’associazione agricoltori vi è quello di selezionare, produrre sementi proprie, nonché avere un marchio di qualità della valle.

Non ultimo si è avviato da due anni un progetto di recupero di un mulino, che potrebbe dare un impulso notevole all’agricoltura diffusa e di qualità: anche chi ha un pezzo piccolo di terreno può coltivare i cereali in valle e far macinare il proprio prodotto e ricavarne un reddito.

Inoltre con gli agricoltori si potrebbero creare nuove sinergie per un ottima rivalutazione e mantenimento del nostro territorio .

Questa carrellata suggestiva ha il compito di fare comprendere quanto sia fondamentale e urgente dare spazio alla economia primaria, dove l’agricoltura e il turismo viaggiano in coppia e devono ormai divenire protagonisti importanti di questa valle che quindi necessita di essere preservata dalla cementificazione. Non sprechiamo altro tempo e altro territorio.

Una richiesta chiara e forte agli amministratori.

L’agricoltura è possibile se ci sono terreni liberi da coltivare: noi agricoltori facciamo la nostra parte, ma il comune deve mettere in campo e predisporre iniziative e strutture atte a incentivare l’insediamento di veri agricoltori e a sviluppare il turismo per la creazione di reddito locale, tutela e valorizzazione del territorio. Un valido aiuto può arrivare dalla Rete Turistica Valle San Martino, al cui Statuto hanno contribuito: gli agricoltori la Comunità montana e anche le amministrazioni dei comuni della Valle San Martino ,che ha tra le sue finalità tutto ciò che qui è stato portato all’attenzione dell’amministrazione.


Campioni e ciucchini

Cavalli di razza Araba, politicamente scavati e pronti ad un confronto aperto, aspro per difendere le scelte del Nord, quelle portate direttamente dal cambiamento del vento del Nord, in campagna elettorale ed in assenza di contraddittorio, nel lecchese e specialmente qui a Calolziocorte, ne vediamo parecchi.

Come se si corresse un palio dietro l’altro, nelle Piazze cittadine, i Lumbrad dominano, salvando scuole primarie, propiziando politiche di inserimento lavorativo con l’approvazione di futuri centri di media – grande distribuzione, combattendo lo Stato “biscazziere” favorendo esercizi commerciali con al proprio interno una trentina di videolottery, cementificando la terra dei padri – perché così avrebbe voluto Alberto da Giussano -, scambiandosi la solidarietà quando qualche imbecille cerca di demonizzare le resistenze.

Purtroppo, quando il sipario si abbassa e gli stadi ippici si svuotano, quella che i puledri padani si avvolgono intorno alla schiena come coperta, all’interno dei propri box, è più simile ad una coltre pesante, che ne indebolisce le quattro zampe, facendoli tramutare da campioni, a vecchi ronzini dagli occhi spenti, “poveri” amministratori e non più veloci politici da match.

Effettivamente, ciò che intercorre tra il momento di riflessione e il momento di gara, è uno strano lasso di tempo. Le telecamere si spengono, le penne dei giornalisti smettono di grattare i taccuini e i puledri vengono infilati in trayler per il trasporto che sembrano più motorhome, inaccessibili, con i loro vetri scuri a suggellarne l’alone misterico esteriore, ma all’interno costantemente in contatto con le direttive degli sponsor romani.

Una volta al maneggio, lontano dal mondo pubblico, non è neppure inverosimile pensare ad iniezioni di ketamina intramuscolo ed a serate difficili per i corridori cavalcati.

Purtroppo è a questo punto della storia che qualche equino stramazza al suolo, ed allora subentrano i vivai, dove ci si allena al pensiero unico e soprattutto si cerca il vero stallone da monta, indispensabile per sostituire il ronzinante bollito.

E poi la notte a scandire i tempi tesi, dove tra un nitrito e l’altro solo silenzio, in attesa di un nuovo spettacolo ricco di giocate, di tris, di scommesse sottobanco e di tintinnanti sirene da start.

Succede allora, nelle favole, che un “musso” capiti in maniera rocambolesca in un maneggio di campioni, e quel silenzio venga colmato da ragli, semplici e disinteressati alla vita delle corse, delle dipendenze e delle scommesse.

Ebbene, il giorno della gara quando la tensione sarà alle stelle, qualcuno rimarrà cinico e non curante. ad azionare una macina di un mulino, o a gustarsi una carota, riscuotendo sempre tanto successo tra i bambini in visita alla scuderia.

Racconti a parte, nel bel mezzo della corsa allo sfascio del cavallo grottesco leghista, quell’asino siamo noi!

Di sicuro indignati i cavallini ci continueranno a ripetere di abbassare il tono di quel raglio scomposto che nulla ha a che vedere né con il suono che fanno le monete, né con quello festante delle folle complici all’interno degli ippodromi.

Con questo linguaggio fiabesco, NuvolaRossa invita i padani e non, a smetterla di stigmatizzare il dissenso!

Una lettera anonima rimane una lettera di un vile. Una scritta su di un muro, se non firmata ne comprovata, rimane un espressione culturale di malessere.

I fatti, invece, restano pur sempre fatti; ed è innegabile che i nostri politicanti di maggioranza fossero consapevoli di votare contro l’interpretazione autentica al regolamento comunale sulle sale da gioco (scusate non ci va di riassumere le vicende seguite alle affissioni in stazione il mese scorso e la patetica reazione del partito di massa democratico che ci ricorda la DC).

Quindi che la smettano di scalpitare e di battere gli zoccoli, ricordando in maniera poco consona, Ramelli (potevamo risparmiarcelo!) ed episodi di un passato mai affrontato definitivamente dalla dialettica democratica.

È nostro dovere infine rammentare che, se questo fosse il premio Oscar dell’ingiuria e della minaccia probabilmente, noi (per le offese che riceviamo e che decidiamo di non moderare e rendere pubbliche, in risposta ai nostri post) ed il consigliere Conti saremmo di sicuro in lista per il premio di miglior regia e migliori attori, rispetto a Sindaco ed Assessori ai quali, al massimo, potrebbe andare qualche riconoscimento alla carriera da soap.

Di sicuro a Boni per la spettacolarizzazione di “In visita alla scuola primaria di Rossino”, spetterebbe il premio ai migliori effetti speciali (falsi computerizzati), che hanno reso i Lumbard salvatori di plessi scolastici e non complici della “serrata” Gelmini.

Ragliamo e Chiudiamo.

NuvolaRossa


Genova 2001 dieci anni dopo. Sangue dal naso

L’appuntamento è per questa sera! Durante l’apertura della FESTA DI LIBERAZIONE DELLA BRIANZA, Imbersago (LC), seguiremo lo spettacolo teatrale “Sangue dal Naso” – della Compagnia del Melograno, teatro civile delle Condizioni Avverse.

Introdurranno la serata:
Enrica Bartesaghi Presidentessa Comitato Verità e Giustizia per Genova
Avv. Gilberto Pagani Presidente AED-EDL (Avvocati Europei Democratici)
Gianluca Schiavon Direzione Nazioanle PRC
Davide Ronzoni Presidente Comitato Provinciale Arci Lecco

Non mancate!

NuvolaRossa

P.S. Per recuperare un passaggio, non esitate a scrivere all’indirizzo nuvolarossablog@gmail.com


NO TAV

Scrivo per testimoniare la nostra più grande solidarietà al movimento NO TAV, purtroppo con il corpo non vi riesco ma con l’anima mi sento di dire che sono con loro.

Se chi dice sempre “no”, viene accusato di essere contro il cosiddetto “progresso” umano, di essere vecchio nelle idee e in un certo senso anacronistico; io dico che chi dice sempre “sì” – e vuol tanto far progredire il genere umano con “grandi opere” – è il primo fautore delle catastrofi ambientali e sociali attuali.

Partendo dal moderatismo della sinistra arrivando all’estremismo liberista e razzista della destra ribadiamo il concetto, che qui il matto è chi ci attacca quotidianamente. Non è estremista chi difende il proprio territorio con le unghie ma lo è chi ci deruba ogni giorno della dignità e della cosa di cui tutti noi siamo responsabili nei confronti dei postumi, la terra che ci ha creati ed alla quale torneremo.

Una cosa la vorrei dire anche sul comunicato dei dirigenti PD locali che ci accusano di non so quale misfatto e chinano la schiena in nome del rispetto reciproco tra le parti, mi chiedo sempre più perchè si chiamino opposizione nell’assise comunale.

Mi chiedo perchè tutto questo bisogno di scuse nei confronti di persone a cui ben poco interessa del pensiero e delle ragioni altrui. Mi chiedo anche cosa pensino della TAV. Mi chiedo cosa pensino del secondo lotto della Lecco-Bergamo.

Mi chiedo infine, questa è un auspicio, se possa nascere una forte opposizione a questo progetto che distruggerà ed inquinerà ulteriormente il nostro territorio.

Cochise


Report dall’ultimo consiglio comunale

Nel consiglio comunale di ieri 15 giugno si sono affrontati i due temi più importanti in discussione a Calolziocorte: la sala giochi e la scuola di Rossino.

LA SALA GIOCHI POTREBBE DIVENTARE SALA SCOMMESSE  MA LA SOSTANZA NON CAMBIA ANZI SI AGGRAVA

All’inizio della seduta ho chiesto al Sindaco se la novità che dovrebbe verificarsi in due/tre settimane da lui annunciata sui giornali locali era costituita dal fatto che anzichè aprire una sala giochi, nel sottopiazza V.Veneto si aprirebbe una sala scommesse.

E il Sindaco ha ammesso che è arrivata dalla Questura una richiesta di verifica sulla compatibilità urbanistica dei locali del sottopiazza.

Infatti la sala scommesse viene autorizzata non dal Comune ma dalla Questura (che purtroppo le rilascia quasi sempre salvo un controllo puramente amministrativo e formale sulla correttezza delle carte), può contenere videolottery (si parla di  1 ogni 5 mq, quindi più di 20 e fino a 30 nel nostro caso….); non deve rispettare nessuna distanza da luoghi sensibili (es. biblioteca, Comune…….), non ha obbligatoriamente  i limiti di orario delle sale gioco a Calolziocorte (attuale chiusura alle 21.30)  e non si devono recuperare veri parcheggi (ma si potrebbe benissimo monetizzarli). Al Comune viene comunque chiesto un parere sulla destinazione d’uso dei locali.

L’apertura della sala scommesse (per la quale occorre una convenzione con l’ente gestore delle scommesse) non cambia assolutamente la gravità della scelta amministrativa della Giunta di non fermare l’apertura della sala giochi, anche a costo di negare che la biblioteca è una struttura educativa a carattere continuativo, anzi la aggrava perchè dimostra che chi vuole aprirla non vuole assolutamente rispettare le norme del regolamento che cercano di limitare i danni di una normativa assurda e che consente pratiche di distruzione del tessuto sociale portando al gioco patologico ed a creare oggettivamente occasioni di infiltrazione della criminalità organizzata.  Prima il ricorso al TAR per aprire fino a notte, ora l’aggiramento di fatto della normativa sulla sala giochi sostituendola con una sala scommesse per cui non vi è neppure la necessità di reperire parcheggi e si può tenere aperto fino a tarda ora.

Il risultato è ancora più grave: un mix di scommesse e gioco con il permanere di tutti i pericoli di dipendenza e di distruzione economica e umana delle famiglie e dei giovani.

Per questo abbiamo chiesto che il Sindaco nell’inviare il parere del Comune sulla destinazione d’uso e sulla sorvegliabilità evidenzi le ragioni per cui non va aperta, a partire dal disturbo della quiete pubblica (che comprende anche i pericoli al tessuto sociale) fino ad arrivare ai pericoli che una sala come questa potrebbe portare, al di là delle intenzione dei privati che la aprono, per l’ordine pubblico.

ANCORA NESSUNA RISPOSTA SICURA SUI SOLDI PER LA SCUOLA PUBBLICA A CALOLZIOCORTE ED IN PARTICOLARE PER QUELLA DI ROSSINO

Nella seduta del consiglio Comunale di ieri è stata discussa la interpellanza del gruppo consiliare di UNITI PER CALOLZIOCORTE – ILCENTRO, L’AMBIENTE E LE SINISTRE -in cui chiedevamo, tra l’altro :

- Un piano straordinario per la scuola pubblica a Calolziocorte per rimediare ai tagli del governo Bossi – Tremonti – Gelmini, a favore di tutte le scuole pubbliche di Calolziocorte utilizzando tutte le risorse disponibili (avanzo, fondo di riserva, risorse ricavabili dagli immobili inutilizzati del Comune…), senza cioè togliere risorse alle altre scuole pubbliche della città;

- Nell’ambito di questo piano devono essere trovate le risorse per tenere aperta la prima classe della scuola di Rossino, sulla base della proposta di gestione avanzata dalla direzione Didattica che prevede l’utilizzo di volontari, associazioni e genitori.

IN SOSTANZA CHIEDEVAMO ALLA GIUNTA NON SOLO DI DIRE DI ESSERE A FAVORE GENERICAMENTE DELLA SCUOLA PUBBLICA E DEL MANTENERE APERTA LA PRIMA CLASSE DELLA SCUOLA DI ROSSINO MA DI STANZIARE CONCRETAMENTE DEI SOLDI NEL BILANCIO COMUNALE PER  QUESTE ATTIVITA’.

Abbiamo sostenuto che si doveva anticipare il piano al diritto allo studio per stanziare subito in bilancio le risorse necessarie.

IL SINDACO CI HA RISPOSTO CHE LA NOSTRA ERA UNA PROPOSTA DEMAGOGICA E NON VENIVA ACCETTATA PERCHE’  SI DOVEVA ASPETTARE LA PREDISPOSIZIONE DEL PIANO PER IL DIRITTO ALLO STUDIO.

Insomma non abbiamo avuto nessuna certezza né sull’importo della spesa necessaria né tantomeno come veniva finanziata.

Al contrario La lega Nord  si è limitata a presentare un OdG del tutto generico di sostegno della scuola senza tuttavia indicare concretamente le risorse di bilancio.

Per questo noi di Uniti per Calolziocorte come i consiglieri del gruppo PDL abbiamo ritenuto del tutto inutile e demagogico un documento di questo tipo e non abbiamo partecipato al voto.

Dello stesso parere sono stati anche alcuni (4) consiglieri della maggioranza, tra cui il Vicesindaco,  che si sono astenuti.

Per sostenere le scuole pubbliche di Calolziocorte e l’apertura della scuola di Rossino non serve la propaganda o le viste delle autorità ma i soldi che la riforma Gelmini, approvata dalla lega Nord, ha tagliato.

Conti Corrado


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