Questa sera ore 21.00 presso il circolo Arci di Foppenico-Calolziocorte (piazza Verdi) proiezione del film drammatico-fantastico “SUR” del regista argentino Fernando E. Solanas, palma d’oro a Cannes. Vi aspettiamo!
NuvolaRossa
Questa sera ore 21.00 presso il circolo Arci di Foppenico-Calolziocorte (piazza Verdi) proiezione del film drammatico-fantastico “SUR” del regista argentino Fernando E. Solanas, palma d’oro a Cannes. Vi aspettiamo!
NuvolaRossa
Sabato 29 maggio, dalle ore 16.00, in Piazza Garibaldi
Presidio di Democrazia e Resistenza contro il BAVAGLIO della nuova “Legge Truffa”.
Il Disegno di Legge sulle intercettazioni al vaglio del Senato non è che l’ennesima legge ad personas del Governo Berlusconi.
La garanzia dell’impunità e la soppressione dei diritti costituiscono l’alfabeto prediletto dell’agire di questa destra becera al governo del Paese.
Non sono bastati decreti ad hoc e norme anticostituzionali volte a tutelare gli interessi padronali e particolari del Sultano. Il provvedimento vergogna detto “Ddl Alfano” è molto più ambizioso. Spazzare via le intercettazioni, ovvero il mezzo che ha permesso senza filtro di poter toccare con mano l’affarismo e le rapine del Potere (dagli appalti della Cricca alle scalate bancarie, dai mostri della Santa Rita fino a Calciopoli, etc.); impedire ai magistrati perbene e con la schiena diritta di indagare sui colletti bianchi, sui reati delle alte sfere e sulle condotte criminali della Cricca che spadroneggia, tronfia dello strapotere mediatico che gestisce e dell’omertà di troppi; costringere al silenzio la stampa, minacciando giornalisti ed editori (alcuni dei quali già timidissimi ed inclini all’autocensura); seppellire infine lo spirito critico dei cittadini, impedendo loro di poter informarsi e di poter conoscere, senza ipocrisie, il volto ladro dei propri rappresentanti e perciò poter difendersi dalle angherie e dalla sfacciataggine dei delinquenti.
La Banda Berlusconi ha convinto parte del Paese che questa Legge difenda la privacy degli italiani. “Siamo tutti intercettati”, “italiani spiati”, “buco della serratura”: questi sono solo alcune delle panzane di Regime.
Le persone oneste e perbene, prima dei magistrati, dei giornalisti, dei costituzionalisti, dei parlamentari, hanno il dovere morale di ribellarsi, pubblicamente, senza esitazioni.
Popolo Viola Lecco
Qui Lecco Libera
NuvolaRossa
Sabato 22 maggio alla fine di una settimana che ha visto gli stranieri protagonisti delle cronache di tv e carta stampata (ricordiamo le rivendicazioni dei rom di via Triboniano e l’approvazione da parte del Cdm dello schema di regolamento per l’ ”Accordo di integrazione”, alias permesso di soggiorno a punti) uno sparuto gruppo di stranieri residenti nel comune di Calolziocorte si è riunito in sala civica insieme a una decina di italiani, qualche mediatore culturale, esponenti dell’associazione Les cultures di Lecco e Don Angelo Cupini, fondatore della Comunità di via Gaggio.
L’incontro organizzato dal gruppo consiliare di minoranza (Uniti per Calolziocorte-Il centro, l’ambiente, le sinistre) segue a quello del 5 dicembre 2009. L’obiettivo è discutere, come allora, dei problemi di questa popolazione che attualmente costituisce ben il 10% dei residenti nel nostro comune (circa 1.450 su 14.370 abitanti). La questione centrale, che fu sollevata già nel primo incontro, è quella dei figli dei migranti, le cosiddette “seconde generazioni”, e la possibilità di integrazione che viene loro offerta nella nostre scuole e nella nostra società.
Il figlio di un migrante, nato in Italia, oppure giunto in seguito nel nostro Paese vive una situazione personale ed identitaria non facile. Innanzitutto egli, nonostante si senta italiano al 100%, magari parli italiano meglio di un autoctono (+30 punti!) e conosca perfettamente la nostra Costituzione (+ 12 punti!), non potrà diventare cittadino italiano se non su richiesta, dopo i 18 anni. Ciò significa che fino alla maggiore età non potrà godere dei diritti propri di ogni cittadino e che, se non facesse richiesta di cittadinanza, diventerebbe clandestino in quello che lui considera Il Suo Paese. Egli vive in uno stato di perenne conflitto tra ciò che sente di essere, ciò che la famiglia d’origine vorrebbe che fosse (spesso la famiglia esercita una forte pressione affinché il proprio figlio non dimentichi le tradizioni), ciò che i suoi coetanei lo fanno sentire e ciò che lo Stato ritiene che sia, o meglio che non sia, cioè un italiano a tutti gli effetti. Tutto ciò accade in una società che in primo luogo esclude dalla partecipazione alla vita politica istituzionale i genitori di questi ragazzi, privandoli di qualsiasi forma di rappresentanza. Non hanno diritto di voto e non hanno alcuna possibilità di far sentire la loro voce nemmeno nel nostro Consiglio Comunale, l’istituzione più vicina ai cittadini. Di fatti la proposta di istituire, come in molti Comuni e Province d’Italia, la figura del consigliere comunale aggiunto per quel 10% degli abitanti calolziesi, si è scontrata e sbriciolata di fronte al muro sollevato dalla maggioranza, più interessata a dire “sono loro che non vogliono integrarsi” che a chiedersi: “ma noi che possibilità di integrazione offriamo?”.
L’ assenza dei genitori dalla vita istituzionale si traduce poi in assenza dei figli che, interiorizzando inevitabilmente il modello genitoriale, sono educati al non avere voce e a vivere un rapporto conflittuale con le istituzioni. Una delle questioni sollevate durante l’incontro è stato infatti il pregiudizio di molti stranieri-genitori nei confronti degli assistenti sociali, spesso visti come i “cattivi” che strappano via i figli ingiustamente, o che prendono di mira più quella comunità di migranti che l’altra. Un preconcetto dettato dalla diversità culturale che, secondo la responsabile del settore scuola di Les Cultures Mariagrazia Zanetti, deve essere al più presto superato se non si vuole generare paura nei servizi sociali e indurre, anche chi ne avrebbe bisogno, a non rivolgersi più ad essi. I genitori-stranieri e italiani, dunque, sono chiamati a svolgere un ruolo educativo non indifferente. Essi devono, insegnare ai loro figli l’integrazione, il rispetto dell’altro, la convivenza nella diversità, a partire da loro stessi, dando, come si suol dire, “il buon esempio”. Per questo è importante che vengano finanziati progetti come quello di recente presentato dall’associazione Les Cultures che prevede interventi su piccoli gruppi di genitori-stranieri, insieme a mediatori culturali. Il piccolo gruppo, infatti, prosegue la Zanetti, può aiutare il migrante ad aprirsi e a raccontare con più facilità i suoi problemi e le sue preoccupazioni rispetto, per esempio, a un’assemblea pubblica come quella di sabato. Anche i corsi di alfabetizzazione per sole donne permettono di creare degli spazi dove poter esprimere e superare il disagio dello spaesamento, decodificare le richieste di aiuto e consiglio e fornire mezzi per leggere i servizi del territorio ed imparare a fruirne. Occorrono poi momenti di incontro e confronto tra genitori di diversa provenienza, per conoscersi e rendersi conto che si è tutti egualmente genitori e che l’ansia con cui è vissuto il ruolo genitoriale nella scuola e nel territorio è una costante di tutte le culture da tramutare in responsabile presa di coscienza della propria funzione educativa. E’ necessaria inoltre una politica organica per aiutare l’inserimento dei ragazzi nelle scuole. La scuola, insieme alla famiglia, è un fondamentale ambiente di socializzazione in cui è possibile realizzare l’integrazione con l’aiuto dei sempre più indispensabili mediatori culturali e di progetti d’eccellenza come “La ruota” di Les Cultures, da quest’anno scolastico bloccato nel nostro comune per una scelta degli amministratori. Altrettanto necessario è un risveglio di coscienza dei migranti che, secondo Habib Sylla dell’Associazione Senegalesi di Lecco, intervenuto all’assemblea, devono attivarsi in prima persona e partecipare per rivendicare i loro diritti. Il gruppo consiliare Uniti per Calolziocorte, che si è offerto di fare da portavoce in consiglio comunale per i migranti calolziesi, a marzo del 2009 ha proposto di destinare i gettoni dei consiglieri per una borsa di studio per un ragazzo migrante; proposta bocciata, che forse verrà attuata solo dai consiglieri di opposizione. Le idee sono tante ciò che occorre sono i FINANZIAMENTI, sempre più ridotti all’osso. Non si può pensare di integrare con un permesso di soggiorno a punti, occorre investire denaro in corsi, formazione e progetti concreti.
Il risultato è assicurato, del resto, come ha detto Claude durante l’assemblea: “non siamo uguali, ma vivere insieme non è impossibile, uomini e cani sono diversi, ma convivono benissimo!”.
Ayiana
Come 4 anni fa, estate 2006, quando l’Italia è stata sull’orlo del baratro per la vittoria dei mondiali, in questa occasione, non il paese intero, ma una buona parte della popolazione si è riversata nelle piazze. In entrambe le occasioni comunque, la folla festante avrebbe potuto (se solo l’avesse voluto) con la sua forza dilagante, conquistare ogni palazzo, istituzione, ribaltare un governo, conquistare il parlamento o marciare su Roma. Il potere in mano ad una massa di persone così grande sarebbe immenso. Come dirottare l’amore per una squadra di calcio per questioni più importanti? Perchè il grande popolo italiano non si incazza e scende nelle piazze per la nuova forma di licenziamento a voce, che diventerà legge a breve? Perchè non si indigna ogni giorno per i diritti che pian piano gli vengono tolti da sotto al culo, perchè?
La rivoluzione sarebbe possibile (o perlomeno un cambio di rotta in questa società) se fossimo tutti più coscienti di quello che ci accade intorno, il problema è se ci interessa davvero esserlo. Probabilmente no…
Noi continueremo con la nostra piccola rivoluzione silenziosa, questo pomeriggio, dalle ore 14.30 in zona Lavello, per la raccolta firme dei nostri progetti, che ormai, penso, conosciate.
Vi ricordo, domani sera al circolo ARCI di foppenico,ore 21.00, a Calolziocorte, l’inizio dei “Lunedì della memoria”.
Cochise
Il Ddl 953, conosciuto con il nome del suo autore, Valentina Aprea, è il più vigliacco attacco alla scuola pubblica di questo squinternato governo.
vigliacco, perchè mina gravemente la democrazia partecipata all’interno delle scuole, azzera la rappresentanza sindacale, propizia connubi tra pubblico e privato, crea CdA in cui il dirigente scolastico la farà da padrone, pone infiniti ostacoli alle carriere professionali dei docenti, non si cura minimamente degli studenti e del personale ATA che comunque agiscono e pensano in ambito scolastico.
In Pillole.
Gli statuti dei vari plessi scolastici dovranno rispettare il principio della “distinzione tra funzioni di indirizzo, funzioni di gestione e funzioni tecniche.
La funzione di indirizzo, riguarderà il consiglio di indirizzo (un CdA mascherato), che avrà al suo interno dai 7 agli 11 rappresentanti ipoteticamente così distribuiti: 2 docenti, 2 genitoti, 2 studenti (rappresentanti), il DS (direttore scolastico), il direttore servizi generali amministrativi (DSGA) e 2 esterni. Non si siederanno in consiglio i membri del personale ATA e la rappresentanza dei docenti risulterà comunque ridotta all’osso.
Il “CdA” prenderà le decisioni strategiche in ambito di POF su proposta del DS (piano dell’offerta formativa), statuto (con l’approvazione dei 2/3), accordi e convenzioni con terzi, partecipazioni e fondazioni, approvazione del regolamento di istituto (che dovrà stabilire anche le “modalità” della valutazione a cui i docenti devono attenersi!), designazione dei componenti del nucleo di valutazione, approvazione del programma annuale e del consuntivo.
La gestione sarà affidata al DS, di cui vengono rafforzati i poteri sia nell’ambito del Consiglio (propone il Pof, accordi, convenzioni), sia come organo monocratico, perché viene rafforzata la sua responsabilità nella gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, prevedendo che risponda dei relativi risultati.
Le funzioni tecniche sono affidate ai Consigli di dipartimenti riuniti per aree disciplinari o interdisciplinari, agli organi di valutazione collegiale degli alunni e ai nuclei di valutazione del funzionamento dell’istituto. Scompaiono sia il Collegio docenti che i Consigli di classe e di interclasse! Lo scopo è di togliere anche formalmente potere in campo didattico agli organi collegiali, in particolare al Collegio dei docenti. Non vi sarà neanche più la speranza che si possa programmare e lavorare collegialmente nell’ambito del Consiglio di classe. La stessa valutazione dovrà adeguarsi ai criteri aziendalistici o familistici elaborati dal Consiglio di indirizzo (nell’ottica tipica del servizio a domanda) e a quelli del Nucleo di valutazione che, formato da due docenti senior e da due esperti, esterni, esprimerà valutazioni sul funzionamento dell’istituzione sulla base degli indicatori nazionali dell’Invalsi.
Per quanto riguarda invece le carriere dei professori, si proseguirà verso una gerarchizzazione articolata su 5 livelli: i docenti neo assunti in prova per 3 anni; i docenti ordinari; quelli esperti e i senior; il DS. Le assunzioni avverranno tramite concorsi banditi da reti di scuole riservati ai docenti iscritti all’Albo regionale dopo la laurea magistrale o la laurea specialistica e l’abilitazione: all’Albo regionale si rimane iscritti obbligatoriamente per 5 anni; il docente in prova verrà confermato se avrà superato un’ulteriore valutazione e solo dopo potrà partecipare ai bandi per il trasferimento ad altre scuole. Si tratta di una vera e propria corsa ad ostacoli, caratterizzata dalla regionalizzazione del reclutamento in chiave leghista e da un’evidente subordinazione di fatto di questi docenti, il cui futuro dipenderà dalle valutazioni di DS e docenti senior.
Sono ipotizzabili due scenari: quello peggiore è fatto di clientelismo, lobbysmo, svalutazione del lavoro di chi osa esprimere dissenso o rivendica il rispetto delle leggi; ma anche nel caso in cui tutto questo non avvenga è inevitabile che ogni docente dovrà adeguarsi alle convinzioni in merito alla didattica, ai contenuti teorici delle proprie discipline, alla stessa valutazione degli studenti dei colleghi e del DS che dovranno valutarlo. E ciò significherà una drastica riduzione del pluralismo e della democrazia nella scuola pubblica, con conseguenze nefaste sulla formazione degli studenti. E tutto questo riguarderà anche direttamente il lavoro in classe, quella nicchia che finora i docenti erano riusciti gelosamente a preservare dalle incursioni dell’ aziendalizzazione. Senza con questo voler salvare tutto il lavoro svolto dai docenti e senza negare l’esistenza di differenze, che sono il sale della democrazia. Ma la scuola non ha bisogno di competizione individuale, ma di collegialità effettiva, in particolare le scuole medie e superiori, che sono quasi sempre una sommatoria di corsi individuali e che scaricano sullo studente il compito di barcamenarsi tra le varie discipline: questa è una delle cause più rilevanti della dispersione scolastica.
Alce Nero
P.s. riprendiamoci le scuole sfidando l’Aprea! Oggi alle ore 17.30 presso il centro sociale di Germanedo. Un presidio per approfondire il tema Ddl 953.
A seguire, le nuvole si trasferiranno al Libero Pensiero (“Baretto” Rancio, ore 21.30), per terminare la serata lecchese presentando agli interessati, il progetto Adda Vive (vedi volantino).
30.000 euro “investiti” (si, investiti, anche se di solito un investimento prevede un ritorno economico, per una società, sociale) dal comune di Calolziocorte ed un finanziamento di 60.000 euro da parte della tanto cara regione Lombardia, per un totale di 90.000 euro che serviranno ai nostri amministratori per sostituire l’impianto ADSL di gestione delle videocamere comunali, con un impianto wireless.
Questa è la sicurezza che i cittadini vogliono!
Per questo, con tutto il cuore vorrei ringraziare i nostri amministratori, perchè noi, padroni del nostro territorio (a maggior ragione con il futuro prossimo federalismo demaniale) saremo tutti delle persone più sicure, saremo controllati, ancor più di quello che siamo, grazie al federalismo padronale, ogni braccio dello sviluppo capitalista (che ha molte braccia, come un polipo) si prende pian piano un pezzo di noi, qualcuno l’anima, qualcuno ci ha preso la testa, qualcuno ci consuma il corpo, qualcuno ci ruba i soldi, qualcuno l’intimità.
Anche a Calolziocorte è arrivato il digitale, stiamo al passo e documentiamo tutti gli atti vandalici che sconvolgono le notti del sindaco! 30.000 euro cosa sono poi!?In effetti, uno sputo rispetto ai 2 milioni di euro spesi per una piazza perennemente spoglia ed inutile, chiusa al pubblico e scandalosamente brutta e senza verde! Dicevo, saremo più sicuri e più controllati, un grande fratello che vigilerà sui cittadini calolziesi durante la movida notturna del paese. Non sarà mica che non si esce più di casa, forse, perchè si ha la sensazione di essere più controllati rispetto che in casa(davanti alla tv)? Il colmo!
Il grande fardello però, non si riferisce a quei 30.000 euro che davvero possono sembrare pochi, anche se noi di NuvolaRossa avremmo qualche idea su come spenderli diversamente(sarebbe bello incontrare qualche amministratore, che, tranquillamente possa ascoltare le nostre idee e magari applicarne qualcuna, magari con un decimo dei soldi, idee nuove, praticabili, istruttive, economiche e sostenibili, ambientalmente parlando); il grande fratello quindi, nelle nostre strade, ma il grande fardello è quello che lasceremo in eredità alle generazioni prossime, un fardello che pesa, perchè composto da cemento, è notizia di pochi giorni fa la realizzazione di un iper mercato in zona sala (ne avevamo proprio bisogno), quindi nuovo cemento sulla nostra terra, altri venditori di illusioni nel nostro paese e tra qualche anno il definitivo crollo della vita sociale e micro-commerciale nel nostro paese, finalmente un VERO PAESE DORMITORIO, supermercati, parcheggi e palazzoni per dormirci, zero vita sociale ma un alto reddito pro-capite elevato e tanta terra persa(che mai più potrà essere recuperata), fabbriche che chiudono, più diritti per chi ha più denari e meno per chi meno ne possiede, inquinamento e trapanate alle nostre montagne. Questo è il fardello che lasceremo in eredità, tutto in nome del “padroni a casa nostra” e del più becero consumismo moderno. Per piacere fermatevi!
Cochise
P.S. Vi ricordiamo l’inizio de “I lunedì della memoria” Lunedì 24 maggio con “La storia Ufficiale” di Puenzo, al circolo ARCI di Foppenico.
Ci scusiamo per essere stati assenti dal blog per qualche giorno, il bel tempo ha liberato tutti i nostri spiriti, repressi nelle case da settimane.Noi di NuvolaRossa abbiam presidiato la zona Lavello per raccogliere le firme in merito al progetto PGT, che mercoledì 19 presenteremo alla stampa.
Vi ricordiamo i prossimi appuntamenti: questo Venerdì,21 maggio, al circolo ARCI Libero Pensiero di Lecco (zona Rancio), alle ore 21.00 ci sarà concesso uno spazio per esporre la questione Adda, che continuamente svela particolari inquietanti e controversi, in una vicenda già oscura.
Sabato 22, alle ore 14.45, ricordiamo a tutti i migranti residenti a Calolziocorte, l’incontro organizzato dal gruppo consiliare “Uniti per Calolziocorte”che ci terrà nella sala civica Miglio, in via galli n 20, che ha come tema “I nostri figli crescono in Italia”, interverranno mediatori culturali ed operatori dell’Associazione Les Cultures.
Come ultimo appuntamento vi ricordiamo l’inizio dei Lunedì della memoria, Lunedì 24 maggio (e per i due lunedì successivi), alle ore 21, al Circolo ARCI di foppenico, che in questa sessione di proiezioni, parleranno argentino. Ci accompagnerà in questo viaggio all’interno del paese sudamericano un regista argentino, che ci illuminerà, sia per la parte tecnica, che per quella storica.
Mi raccomando, partecipate!
Per ulteriori informazioni potete contattarci alla mail nuvolarossablog@gmail.com
Cochise
http://current.com/groups/politica/92417767_salviamo-wall-street.htm
Salviamo Wall Street L’avete notato? In basso, a destra nella nostra home page, quel link su sfondo giallo. Vi è capitato di cliccarlo? Se sì, allora questo post non fa per voi. Se invece la risposta è negativa, allora vedete di non perdere la concentrazione da qui in avanti.
Che cos’è Wall Street? Sita in Via Belfiore (al civico uno) Wall Street è un’ex pizzeria confiscata alla mafia, durante gli anni novanta, che da cinque lustri a questa parte ricopre il ruolo di arredo urbano. Edificata su di un terreno acquistato dalla GMT (movimento terra) – impresa che fa riferimento a Vincenzo Musolino, cognato di Franco Coco Trovato – nel 1990, fino al momento dell’arresto di Trovato, il locale sarà utilizzato come bunker dal clan ‘ndranghetista che a lui fa riferimento, e imporrà il nome al più importante processo per mafia lombardo. Con l’arresto del capo, le licenze tolte all’esercizio dall’ex sindaco di Lecco Pogliani nel 1993, si avvia un iter che porterà alla confisca del bene, il quale diventerà diretta responsabilità del comune di Lecco solo nel 2006.
Perché una petizione per ridestinarla? Il movimento QuiLeccoLibera.net, ha redatto il mese scorso, un testo di petizione, affinché l’ex pizzeria fosse destinata ad uso sociale. Ai membri del gruppo lecchese “non va giù” che un bene di quella rilevanza sia utilizzato, dalla prefettura, come archivio/deposito (gli indiani di NuvolaRossa appoggiano la visione d’insieme dei compagni lecchesi). Soprattutto cresce il sospetto che, lo scambio di beni tra prefettura e comune del gennaio 2010, che ha portato ad una definizione d’uso temporanea dell’ex pizzeria, sia stato fatto con troppa leggerezza in un clima dove, un atto di amministrazione straordinaria non sarebbe dovuto avvenire. Mi spiego meglio. Dopo il commisariamento del comune di Lecco, è nominato dal prefetto, Nicola Prete, per conto del ministro dell’interno, il dott. Sante Fratellizzi commissario straordinario. In quel tempo (settembre 2009), si assiste ad un’accelerazione decisa che investe Wall Street. Nel gennaio 2010, il bene è assegnato alla prefettura. A questo punto è logico chiedersi il perché, dopo 15 anni di abbandono, si sia tornato a parlare del bene confiscato. Facciamo un piccolo tuffo nel passato. A metà 2008 la prefettura di Lecco, interpellata da QLL, informava che l’ex ristorante il Giglio (Via Ghislanzoni) e l’appartamento di via Adamello 36/38 – altri beni confiscati – erano ancora non assegnati per via di gravanti ed onerose ipoteche del valore di circa un miliardo e mezzo di Lire. C’era però dietro un progetto, del Consorzio Consolida, finanziato dalla fondazione Cariplo per 200.000 €, con finalità, il recupero de “Il Giglio” (il finanziamento sarebbe decaduto da Gennaio 2010). Attraverso tre atti di disposizione del prefetto, racchiusi in un’unica pratica, la prefettura “passò” al comune questi due immobili per mettere le mani sul suo futuro scantinato (Wall Street).
E le ipoteche? Qui vi posso benissimo rispondere con un “Bho!” Perché all’ennesima richiesta, operata da QLL, di visionare i documenti che hanno dato forma a questo scambio, l’istituzione prefettizia ha risposto picche. Probabilmente, nel caso sussistano veramente, queste gravanti se le accollerà lo Stato. Altro Appunto. Come poi potete vedere nel video linkato in testa al post, le condizioni di Wall Street non sono così fatiscenti come ci vogliono (e ci volevano) far credere. Piuttosto è ridicolo che non esista una perizia tecnica e che fino ad ora le valutazioni sull’immobile siano state compiute ad occhio.
Perché firmare? Per visionare in primis, la delibera numero cinque del 14 gennaio 2010, che ha consentito lo scambio tra comune e prefettura. In secondo luogo, per ritornare a vivere uno spazio che trasuda memoria, anche perché tra due anni, la prefettura, scantinato compreso, sarà trasferita in Via XI febbraio ed irrimediabilmente Wall Street tornerebbe ad essere dimenticata. Sigla anche tu la petizione!
Vi ricordo che ci troverete (noi di NuvolaRossa) domani pomeriggio in centro Calolzio (tempo permettendo) e domenica pomeriggio in zona Lavello per firmare le nostre petizioni, entrambi fondamentali: la nostra proposta di Piano di Governo del Territorio sostenibile ed il progetto in difesa del nostro lago e fiume con il gruppo AddaVive.
Alce Nero
Letizia Moratti, qualche giorno fa, ha aperto gli occhi agli studenti dell’Università Cattolica di Milano, io non sono iscritto all’istituto del Sacro Cuore però vorrei personalmente ringraziarla, come si fa a dargli torto, essere clandestini è reato!
L’input che ci arriva dal sindaco di Milano è molto interessante, ci dimostra come si parli continuamente di integrazione ma si miri in realtà all’esclusione, all’eliminazione, a volte fisica a volte morale, a volte di titolarità di diritti dei più deboli, coloro che scappano da paesi in guerra, che attraversano il mare precariamente, subiscono abusi e pagano “tasse di transito” a trasportatori ed approfittatori, persone che partono da ogni parte del mondo con un solo desiderio, vivere una vita migliore di quella che lasciano, noi possiamo fare delle scelte e la parola viaggiare assume un senso positivo, c’è poi chi si trova costretto a viaggiare, per mantenere una famiglia a 2000 chilometri di distanza, chi viaggia per fuggire da guerre disperate tra bande religiose, governi dittatoriali e povertà creata da furti naturali fatti da multinazionali occidentali. Da governi amici che stanziano migliaia di dollari per aiutare questi paesi, ma che non muovono dito per cambiare realmente lo stato delle cose, costringendo cosi milioni di persone a riversarsi nei paesi “sviluppati”, per cercare nuove speranze, può sembrare un discorso retorico questo, ma non lo è.
I nostri pensieri, il nostro modo di ragionare non cambiano all’improvviso, affermazioni, parole e convinzioni spacciate da personaggi considerati moderati, istituzioni nelle nostre città, province, regione e nazioni trasformano i nostri meccanismi di ragionamento, è divenuto così normale parlare di clandestinità.
Frasi pronunciate da esponenti esagerati facenti parte di partiti schierati in un certo senso contro il diverso vengono leggittimate da atteggiamenti lassisti dei partiti di centro, ma anche di “sinistra”, così sono accettate politiche repressive ed atteggiamenti che non si possono definire aggressivi, ma le sensazioni provate da ogni singola persona cambiano, i termini da noi utilizzati ogni giorno sono il sintomo del nostro malessere, chi è alla ricerca di una migliore vita nel nostro paese viene così chiamato clandestino, ma i clandestini non sono animali aggressivi che non aspettano altro che noi usciamo di casa per rubarci l’argenteria, sono uomini, donne e bambini che non dispongono di permesso di soggiorno (magari gli è scaduto), persone che appartengono a stati che non rilasciano documenti per recarsi in altri paesi, persone che comunque sono in situazione provvisioria, precaria, più o meno tutti gli stranieri regolari sono passati da questa condizione, per così dire “irregolare”.
Siamo arrivati al punto che una persona è riconosciuta solo se può produrre ricchezza per il nostro paese, chi non contribuisce ad aumentare il PIL nazionale non conta, non ha diritti, non può stare nel nostro territorio. Perdendo il lavoro e non potendo rinnovare il permesso di soggiorno, questa persona deve andarsene, questa è la realtà dei fatti. La crudeltà della nostra società è poi sottoscritta dalle parole della Moratti, che equipara i clandestini a dei criminali, quando poi precisa si corregge dicendo: “Io non ho detto che chi è clandestino è criminale…ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarietà, integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi nel nostro Paese ha scelto di vivere in maniera regolare”. Queste affermazioni sono più gravi delle prime a mio parere, perchè se, per assurdo, la parola Clandestino è già accostata al concetto di criminale, in quanto l’immigrato senza carta commette un reato, con queste affermazioni il sindaco sotto intende che la condizione di irregolarità è una scelta, non un passaggio obbligato dettato dalla nostra legge tutt’altro che integrante. Ma perchè dovremmo arrabbiarci per queste questioni, tanto Milano, a detta del Presidente del consiglio non sarà mai una città multietnica. Il migrante senza permesso viene dunque processato per direttissima, con un solo grado di giudizio e rinchiuso in un CIE, mentre chi distribuisce appalti ai suoi amici con soldi pubblici, ruba e corrompe viene processato, minimo in 5-6 anni, quando il reato non si prescrive, come premio magari gli danno anche un posto in parlamento, od un posto amministratore in qualche società partecipata.
Il processo di criminalizzazione di chi arriva dall’esteno è uno dei processi per così dire, “normali” e frequenti di ogni società, ci sono 2 modi per creare un’identità, o la valorizzazione di ciò che si è, come soggetto coeso e diverso dal resto o come appunto, criminalizzazione dell’altro. Di ciò che non appartiene a questo o quel paese, evidentemente l’Italia ha preso la seconda strada, mentre vengono esaltate le tipiche figure italiane di corruttori, furbastri in ogni quartiere e di ogni partito, tangentari e truffatori, naturalmente tutti cattolici, rispettosi degli altri, sempre dalla parte del popolo (ovvio, senza di esso, manovrato, non sarebbe niente).
Soprattutto l’Italia buona non è formata da negri, clandestini, comunisti, giovani ed islamici, queste losche figure rovinano l’Italia, possono, al limite, ambire a pulire i nostri cessi, raccogliere i nostri frutti, spacciare la nostra droga, dormire sotto i nostri ponti, accudire i nostri vecchi, venderci qualche accendino, fare i precari a vita, sognare dei contratti al massimo di 6 mesi o lottare per qualcosa che mai gli verrà concesso. Ad essi non è concesso far parte di questo paese, questo paese non ci appartiene.
Quindi, si dà sempre una concezione negativa di ciò che siamo, accusando ciò che non siamo. Ma noi, in realtà cosa siamo!? Signorotti locali e meno locali, fateci un esempio di chi siamo, cosa siamo, qual’è il prototipo di cittadino italiano, quali principi lo guidano.
Noi, per dirla alla vostra, siamo tutto ciò che non siete voi, per fortuna…
Cochise