Adda Vive

Il fiume Adda tra presente, passato e futuro

Storicamente molto più famoso come confine, passaggio, che come punto d’incontro, l’Adda venne alla ribalta persino in ambito letterario grazie al capolavoro di Alessandro Manzoni:   “I promessi sposi”. In primis, fu punto di rottura, nella recita dell’Addio ai monti di Lucia Mondella, in fuga dopo il suo mancato matrimonio “notturno” con l’amato. In secondo luogo culminò l’epopea della fuga di Renzo Tramaglino, macchiatosi dell’assalto ai forni milanesi, ed in rotta verso la più sicura Bergamo, protettorato veneziano (Milano rimaneva sotto la casata Asburgica di Spagna, in quel periodo). Era il 1600, nell’ambientazione del romanzo, da allora sono passati quattrocento anni.Oggi l’Adda non distingue più territori contrastanti, fa parte della medesima Lombardia, è protetto da due enti parchi (Adda Nord e Sud) e taglia le province di Lecco, Bergamo, Milano, Lodi e Sondrio.

Eppure, in questa descrizione, storica, mi sfugge qualcosa. Buon colpo d’occhio, paesaggio costellato di ricchezze nostrane, episodi letterali (sopra citati) che hanno reso celebre il corso d’acqua. Ciononostante, in questo volo pindarico da tastiera, se passassimo dall’inquadratura larga, ad uno zoom, in località Calolzio/Olginate, resteremmo un poco perplessi nel vedere le condizioni in cui verte ora il nostro sopra elogiato fiume, spoglio, ghiaioso, disastrato con un livello d’acqua in alveo molto inferiore rispetto alle medie stagionali.

Cosa è successo? Ritorniamo all’episodio dei Promessi Sposi. Ipotizziamo una Lucia del ventunesimo secolo che cerca di guadare il fiume (in realtà lo superò a Pescarenico), che tipo di Parole userebbe per descrivere il suo stato d’animo? Addio ai monti ed addio fiume. Da una parte ricordi d’infanzia, dall’altra panorami spezzati dalla scelleratezza di qualche signorotto locale, che proprio come allora, sta propiziando la fuga della giovane contadina.

E Renzo? Bhe, Tramaglino, non riconoscerebbe più il passaggio fluviale, come fuga semplicemente, perché non troverebbe più il corso d’acqua. E allora: “Dove Venezia e dove Milano?”

Scusatemi sto distorcendovi, la storia, quindi torniamo ad essere più pragmatici. Dimentichiamoci, di signori, bravi, contadini, avvocati, preti e popolani, ed andiamo più al sodo, con date, interventi e tutto ciò che può, ma non deve giustificare lo stato attuale del nostro benamato Adda.

Era il 2005, quando, fu approvato il via libera, al fine del ripristino della navigabilità del tratto fluviale Calolziese e del lago di Olginate, furono così suddivisi i lavori in tre trance. La prima con data, marzo del 2007, nella zona della diga di Vercurago/Olginate e Lavello. La seconda nel gennaio 2008, con lo sgombero di 16167.76 mc di materiale litoide dall’alveo. Terza tra dicembre 2009 e gennaio 2010, con la successiva rimozione di ulteriori 20.000 mc (circa) di corporeo roccioso dal fondo del letto del fiume.

Lo sgombero dei circa 37.000 mc, di corporeo, tra il 2007 e il 2010, fu affidato, mediante bando di Gara (con un importo base di 250.000 euro), all’azienda meratese, Beton Villa S.p.A., una società controllata dalla SAFI S.r.L. (Sangalli S.p.A. & Fimet S.p.A.). Stando agli studi ed ai progetti, entro la fine di febbraio del 2010, l’Adda, doveva essere navigabile nel tratto Calolziese (e del Lago di Olginate), pronto ad accogliere il battello, già in funzione nella tratta Imbersago – Brivio, Addarella. Ma qualcosa probabilmente era andato storto nei lavori. Infatti, invaso di Olginate, si ripresentava, a lavori ultimati, con un livello di ben 54 cm, al di sotto della media stagionale.

Cos’era successo? Bhe, questo non si sa ancora con precisione, potremmo ipotizzare diverse deduzioni, ma rimarrebbero solo congetture. C’è di più… A fine febbraio, in tutta fretta, Si concede alla Beton Villa, l’ennesimo intervento, cioè quello, questa volata, di ripristino del livello dell’acqua in alveo. I lavori cominciano in tutti fretta, ma in data 4 marzo, sono fermati, dal corpo Forestale dello Stato, che sequestra il cantiere dell’azienda di Merate. Motivazioni: l’impresa edile, stava scaricando in acqua materiali litoidi provenienti da altri cantieri, quindi non classificati, come sassi di cava, ma rifiuti (l’accusa è di ricettazione e scarico di rifiuti in acqua). Erano appena stati reintrodotti 100 mc di massi ciclopici, 5% dei lavori.

Panico generale. Per evitare la pessima figura, e velocizzare i tempi, la conferenza dei servizi indetta in tutta fretta dopo il sequestro, riconsegna, senza bando, la possibilità alle draghe meratesi, di riportare, con un’azione nella stessa sezione di alveo, i massi ciclopici, questa volta classificati ed identificati come idonei, per ripristinare il livello dell’acqua. I lavori, ricominciarono quindi il 18 marzo (diversi giorni dopo, causa neve), per terminare proprio in questa settimana (22 marzo).

Problemi ulteriori? Per il sindaco di Calolziocorte, ing. Arrigoni Paolo (Carroccio), non ci saranno ritorsioni sull’ambiente, mentre, il presidente dell’Ente parco Adda Nord, Agostino Agostinelli, più tagliato, ha già incominciato a chiedere scusa, in un assemblea pubblica indetta ad Olginate. Resta, tuttavia, una dubbia gestione dei lavori, un progetto troppo invasivo per un ecosistema del genere, ed un ente parco volto più al turismo che alla salvaguardia ambientale.

Renzo e Lucia, in fondo al libro del Manzoni, dopo vari tentativi, riuscirono a ritrovarsi e persino a sposarsi. Per questa storia invece, dubitiamo nel buon termine.

Danni ambientali

Conseguentemente ai lavori effettuati sul corso del fiume Adda per il ripristino della sua navigabilità si sono verificati diversi ed importanti danni ecologici.
Il fiume è un ecosistema molto importante e molto fragile.

Presenta lungo il suo corso una suddivisione in parti ecologicamente uniformi in base alla popolazione ittica (zonazione ittica o successione longitudinale).

Le zone a temperatura minore e maggiore ossigenazione sono adatte alla sopravvivenza dei salmonidi mentre al contrario i ciprinidi prediligono un habitat più vicino alle condizioni di acqua a lento decorso e quindi temperatura più alta e minore ossigenazione.

Sull’Adda, la distruzione dei tratti a carattere salmonicolo, con l’eliminazione di raschi, buche e salti di corrente ha seriamente precluso la sopravvivenza della trota marmorata e del temolo pinna blu, presente con una sparuta popolazione nel tratto in oggetto.

Queste sono due specie endemiche dell’ambiente fluviale italiano ma già in pericolo d’estinzione.

Lo spianamento dell’alveo, uno degli interventi artificiali più diffusi sui fiumi anche se spesso senza una reale necessità idraulica, può rendere proibitive le condizioni di vita degli organismi acquatici.

Ad un alveo naturalmente idoneo alle portate di piena se ne sostituisce un sovradimensionato sia per la portata regolare sia, in maniera ancora più accentuata, per le portata di magra.

Il fondo reso piatto comporta la dispersione delle acque su un’ampia superficie, inducendo una notevole riduzione di velocità ed un aumento della profondità, di conseguenza le acque si riscalderanno con un aumento della proliferazione algale e un’inevitabile diminuzione dell’ossigeno. Eventuali zone a salmonidi si trasformeranno in zone a ciprinidi e quindi ad un totale stravolgimento dell’ecosistema fiume. Viceversa a monte del lago di olginate dove è stata effettuata il primo lotto di lavori ad inizio 2007, zona diga di olginate per intenderci, si è verificata la situazione totalmente opposta, con lo spianamento dell’ alveo la velocità della corrente è aumentata a dismisura e la profondità è diminuita, risultando un ambiente inadatto ad ospitare sia i salmonidi che i ciprinidi.

Non solo il fiume ha risentito dell’impatto dei lavori. A causa dei lavori di escavazione si è verificato, infatti, un abbassamento del livello del lago di Olginate, per l’eliminazione del dosso naturale che regola l’altezza dell’invaso.

In tal modo è a forte rischio la sopravvivenza delle specie viventi e quindi del bacino stesso. I siti adibiti alla riproduzione della fauna ittica e degli uccelli palustri, strettamente legati alla vita del lago, sono stati messi in secca. Conseguentemente è in serio pericolo, per non dire impossibile, che tali specie animali possano riprodursi nel periodo primaverile.

Basti pensare che dai censimenti effettuati successivamente ai lavori è emerso il terrificante dato -70% di presenza degli uccelli che solitamente svernano e nidificano in quel lago, segno inequivocabile che l’ invaso in questione non è più adatto a sostenere e generare la vita di questi animali.

L’escavazione e l’esportazione di materiale litoide dal letto di un fiume priva quest’ultimo dell’importante supporto per decine e decine di specie vegetali e animali che dal fondo dipendono (benthos) alterando così violentemente l’equilibrio ecologico.
L’uniformità artificiale venutasi a creare lungo l’intera asta fluviale regimenta il corso d’acqua trasformandolo in una sorta di canale.

Adda Vive

Nuvolarossa.tk

La petizione:



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