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Addavenì Paolone?!

Questa sera (6 giugno, ore 20.30), si svolgerà la Commissione territorio aperta al pubblico sulla questione Adda.

Dopo le difficoltà primaverili affrontate dal nostro lago, i responsabili del dramma che sta vivendo l’intero ecosistema non sono ancora stati chiariti.

Quando finalmente il nostro sindaco si adopererà per risolvere la questione, con un grande colpo di scena, elevandosi a più alta carica morale del territorio e maggiore difensore di quest’ultimo?!

Escavazioni, moli, materiale litoide progettato ed effettivamente scavato, riparazione del danno, responsabilità ambientale sono le questioni ancora aperte.

E per quanto riguarda i quesiti referendari la Lega Nord Calolziese farà quella di Piazza o quella di Palazzo?

A stasera.

NuvolaRossa


AddaVive 2.0

Le terribili scelte di gestione, alla fine, si pagano.

A Calolziocorte, già è successo in questi ultimi anni con il rifacimento di Piazza Vittorio Veneto, e sicuramente succederà con le nefandezze inserite nel futuro Piano di gestione del territorio.

A caro prezzo subiremo anche la distruzione dell’alveo del fiume Adda.

Non eravamo per nulla dei visionari, quando l’anno passato di questi tempi iniziammo una critica battaglia nei confronti del parco Adda Nord e di tutti gli enti firmatari, tramite conferenza dei servizi, del progetto che ha portato allo sfascio del nostro ecosistema lago.

Le ingenti magagne, visibili a colpo d’occhio, in questo periodo d’abbassamento del flusso d’acqua (ora siamo ai 90 mc al secondo) d’ingresso, mediante la regolazione delle paratie, dal lago di Garlate, racchiudono tutta la superfluità dell’avere un battello anche sulla sponda calolziese del quarto fiume d’Italia.

L’ultima volta che vi comunicammo gli esiti del progetto AddaVive legato come quello “Quale futuro per il nostro territorio”, al gruppo NuvolaRossa, lo facemmo per trasmettervi la scelta del parco Adda Nord, di sospendere gli scavi (il quarto lotto) e di avviare un percorso di valutazione dei danni e ricostruzione dell’ecosistema distrutto.

Ad oggi non ne sappiamo nulla di riqualificazioni e conta degli effettivi disastri dovuti all’escavazione di materiale litoide, però possiamo benissimo renderci di nuovo conto, che il nostro fiume è ridotto all’osso e ciclicamente, sui giornali locali ci ritorna con voce sempre diversa, per riuscire ad attirare su di se l’attenzione anche delle persone che l’hanno reso tale.

Pescatori, ambientalisti o singoli cittadini, uniti (dopo averlo ascoltato e sondato), sono riusciti a strappare un “no” al continuo dei lavori, che avrebbe significato la definitiva morte dell’Adda, ma purtroppo il problema persiste tuttora, come rimane il ponticciolo che il comune di Calolzio ha finanziato con circa 200.000 Euro, per far d’attracco all’ecologica Addarella che non riuscirà mai (per fortuna!) a lambire le nostre acque.

Quindi non solo malintesi gestionali da parte di chi la navigazione la voleva portare a ridosso del lecchese, ma gravi lacune consumate anche dalla nostra amministrazione, che fortemente ha insistito per avere quella bagnarola sulla propria sponda del lago per farsi bella e turisticamente più attrattiva (???).

Cattive scelte di management messe in piedi da “disastrose” giunte comunali, che tuttora fanno spallucce dei propri errori, senza una volta chiedere scusa alla popolazione, e infine blogger incazzati che seguendo la via istituzionale, affidandosi alle esperte mani di WWF e Legambiente, hanno perso il contatto con il problema delegando troppo ad associazioni che fanno della burocrazia e dell’amicizia con gli enti il loro punto di forza.

AddaVive in questi giorni, farà “ammenda”, si assesterà dopo il colpo anticipato e subito d’impeto, e si riorganizzerà per combattere quella scelta errata che da cinque anni strangola e stritola il nostro fiume.

Noi sui nostri passi ci torniamo, sapranno fare altrimenti anche i nostri governanti locali, o dovremmo aspettaci risposte menefreghiste e cieche?

Alce Nero


“Quattro gatti”

I movimenti d’opinione a Calolziocorte, sembrano sostare in questi primi attimi di 2011, in un humus culturale degno di nota.

Di fatti, in valle San Martino, la mobilitazione cittadina è ripartita, e soprattutto, a favore di miagolanti felini (stanziali nella zona antistante la stazione ferroviaria di Calolzio) e magici orientali, che come ogni anno, grazie al loro culto misterico, si ritroveranno, dopo aver seguito l’eclissi dal sito del tgcom, in Piazza Vittorio Veneto per onorare la divina slot machine.

Non c’è bisogno di sprecare molte parole sul caso graffiante dei mici.

Come di sicuro tutti voi ben saprete, nella zona FFSS che presto o tardi sarà destinata a restiling, stanzia una colonia felina di “non so” quante unità.

Avendo ben presente che anche Lenin adorava i gatti, credevo che l’idea di questa giunta fosse più vicina ad un felinicidio di massa. Invece, a quanto pare, La Provincia di Lecco, in data 3 gennaio, evidenziava la volontà, da parte della responsabile in loco dell’enpa, di incontrare il sindaco per parlargli della triste sorte dei “Miao”.

Pensate che dopo oltre 200 firme consegnate in quel di settembre all’ufficio protocollo, in calce al nostro PGT alternativo e varie richieste di incontro con il sindaco per parlare del progetto “AddaVive”, il borgomastro non ci ha nemmeno degnato di una risposta. Quindi, sperando che i gattini sterilizzati, possano trovare una soluzione al loro vagabondare, magari con l’occupazione di uno spazio ad hoc in città, modello Piazza di Torre Argentina, ci auguriamo presto di essere anche noi degnati di confutazione.

Altra cosa.

Sempre riferendomi al giornale locale, La Provincia di Lecco, questa volta citando un articolo apparso il 29 dicembre, ci tenevo a fare due precisazioni inerenti al tema trattato dallo scritto.

Il pezzo, snocciolava il quesito della possibile interferenza tra il “lotto due” della Lecco-Bergamo, la galleria ad unica canna, “San Gerolamo”, e l’eventuale piano di recupero integrato che riguarderà l’ex zona Frassoni, Printex e gli alberghi Italia e Calolzio.

Ci tengo a chiarire che NuvolaRossa, ha espresso forti critiche riguardo entrambi i progetti sopraccitati, molto prima del consigliere Rella, che nell’articolo apparso sul quotidiano locale era evidenziato come promotore della criticità legata alla problematica dei parcheggi interrati in quella zona. Per chi non ci credesse, vi invito a recuperare la video intervista al consigliere conti dell’aprile del 2010.

Il vero problema che forse ci dimentichiamo spesso di menzionare quando si parla di riqualificazione e recupero (in realtà sarà distruzione ed erezione, ma lo metto tra parentesi altrimenti divento un po’ rosso) della suddetta zona, è legato alla quantità di calcestruzzo che riverseranno per rimettere in auge quei quattro comparti.

33.000 mc sono una mostruosità, se pensiamo che questo intervento e stato previsto prima della discussione del PGT, quindi senza strumenti urbanistici idonei che potevano certificarne il valore dell’opera, ci balza subito all’occhio la volontà di regalare territorio al miglior offerente da parte dei nostri amministratori. In più se pensassimo che per 23 ambiti d’intervento disegnati nel EX PRG, sono stati conteggiati quasi 85.000 mc (con mostri assurdi come il centro commerciale e la torre di babele in piazza ex mercato), ci possiamo subito rendere conto dell’impatto sorprendentemente grigio che questa intromissione avrà sul nostro paese.

Certamente i gatti hanno bisogno di più rispetto, ma probabilmente è ora anche di iniziare ad onorare i cittadini.

Alce Nero


Ripristino ambientale lago di Olginate

Pubblichiamo la nostra risposta congiunta con altre associazioni ambientaliste all’articolo-intervista ad Agostino Agostinelli (presidente Parco Adda Nord) apparso sulla Provincia di Lecco l’8 Dicembre:

Con riferimento all’articolo apparso sul quotidiano“La Provincia di Lecco” del giorno 8 u.s., le sottoscritte associazioni ambientaliste precisano che le problematiche sollevate a seguito dell’abbassamento repentino del febbraio u.s. del livello del lago di Olginate, a causa di incauta escavazione in alveo per permettere la navigazione, rimangono tutt’ora insolute, dopo le risposte del Parco Adda Nord ricevute in data 18 novembre alle nostre dettagliate richieste del 25/5.

Si evidenzia infatti che:

1)    il rilievo batimetrico del fondo del lago resta ancora da effettuare e, se avverrà come promesso, entro il 2010, sarà a distanza di oltre 10 mesi dai lavori di scavo.
E’ quindi  probabile che le precipitazioni abbondanti e la conseguente corrente delle acque del lago, abbiano notevolmente modificato la conformazione dei fondali determinati dai lavori di escavazione;

2)    solo da gennaio 2011 prenderà avvio un monitoraggio ambientale condotto da un istituto universitario che valuterà, nel corso del prossimo triennio, se sussistano significative modifiche e alterazioni ambientali;

3)    a tutt’oggi mancano piani d’intervento d’urgenza nel caso il lago, all’approssimarsi della stagione invernale quindi di magra, si ripresenti negli aspetti devastati del febbraio scorso e protrattisi fino ad inizio maggio.

Di conseguenza riteniamo improponibile entrare ora nel merito di un eventuale progetto di navigazione a breve termine, ma si dovrà attendere l’esito del monitoraggio a scadenza dei tre anni stabiliti.
Del resto il parere della Provincia di Lecco e la documentazione inerente al progetto, prescrivevano monitoraggi ambientali prima e durante i lavori, proprio ad evitare possibili danni all’ecosistema.

Attualmente dobbiamo purtroppo rilevare come sia già possibile parlare di danni intervenuti, tanto che la Provincia di Lecco nel mese di giugno ha immesso nel lago di Olginate 3.000 avannotti di lucci per presunta mancata riproduzione, e recentemente ha deciso di vietare il transito dei mezzi pesanti sul ponte automobilistico di Olginate per l’instabilità derivante dall’erosione alla base dei piloni, ad opera della protratta corrente. E per finire gli stormi di anatre e folaghe che abitualmente svernano sul lago, in questa nuova stagione, hanno notevolmente diminuito la loro consistenza.

Legambiente Lecco onlus
WWF Lecco
C.R.O.S. Varenna
Spinning Club Italia
Nuvolarossa Calolziocorte

Lecco 09/12/2010


Su le mani!

Il punto 12 dell’Ordine del giorno del consiglio comunale di Calolziocorte dell’8 giugno, è il penultimo di una lista che per i cittadini normali può sembrare un’altra lingua, osservanze, deliberazioni, variazioni di bilancio, il dodicesimo appunto, è un’interpellanza, mossa dal consigliere Corrado Conti, quello che ha il vizietto di rompere i coglioni su ogni questione! Mannaggia a lui! I consigli cittadini senza lui, durerebbero circa mezz’ora, per questo se ne rammaricano tutti i consiglieri di maggioranza, che per passare il tempo chiacchierano tra di loro e si fanno foto, ogni tanto un orecchio al sindaco ed uno alle mozioni dell’opposizione, non ci sono pianisti qui a calolzio (come a Roma ladrona), nessuno vota per altri, ma ci sono perfetti alzatori di mano, è possibile, mi chiedo io, che ci sia qualche consigliere che mai si sente intervenire nelle questioni comunali? Però vorrei fare davvero i complimenti per la risposta di nervi, la prontezza di riflessi nell’alzare la zampa per il voto!

Non voglio entrare nel merito, non ora, ma nei valori che son propri di una assemblea cittadina, chi sta li, dietro a quelle scrivanie, rappresenta un certo numero di cittadini che l’hanno votato e sostenuto. Perché queste persone, di destra o sinistra che siano, non debbano mai avere voce, perché il loro voto (che già in se è diminutivo della democrazia) dev’essere limitato ancora più da semplici slanci di braccia? Si o no, Si, no! Mi astengo! E mai uno che vada fuori dalla linea del partito, mai una volta che si contraddica all’interno del gruppo o della maggioranza. Si alza la mano velocemente per votare, sperando di andare a casa il prima possibile, si sbuffa ad un intervento che ritardi il dileguarsi dalla seduta, si ride e si scherza come alla mangiata di partito, inconsci che li, si tratta di problemi comuni, di questioni che si rifletteranno su tutta la comunità.

Dicevo del punto 12, dunque, si parla della questione dell’Adda e del Lago di Olginate, Conti espone brevemente la questione e ripercorre le tappe del tragico progetto di “ripristino della navigabilità”. Durante la sua esposizione, oggettivamente, il sindaco Paolo Arrigoni appare assai adirato, la faccia si allunga e l’espressione cambia. Il tempo è scaduto. Conti viene zittito ed ora la palla passa al sindaco, la sua difesa è quasi imbarazzante, evidentemente si sente schiacciato dalle sue stesse decisioni e convinzioni sul progetto.

La buona notizia è che fino a qualche mese fa, a parer suo, il progetto di navigabilità non doveva essere abbandonato, a qualsiasi costo, minimizzando le condizioni critiche del lago. Ora sembra che ritratti, l’importante è l’ecosistema, poi viene il progetto. Da qui a un mese ci sarà un tavolo comune istituzionale con Parco Adda Nord e gli altri responsabili, per valutare la situazione generale e le relazioni degli specialisti, poi si deciderà.

Il consigliere Conti ha dimenticato di dire 2 cose, quindi le dico io: il pontile realizzato dal comune in zona lavello, con queste condizioni sarà inutilizzabile. Infatti in quella zona il livello è troppo basso, dati del Consorzio dell’Adda confermano che ad Ottobre, come da noi previsto, il lago di Olginate avrà un’altezza media inferiore al metro, solitamente va dai 150 ai 180 cm.
Seconda cosa, dalla sponda olginatese, per lunghi tratti, grazie ad un canale naturale, il nostro lago è navigabile, e non venga a dirci che il comune di Olginate non ha firmato la conferenza dei servizi che ha dato il via ai lavori perché non gli era stato concesso il pontile sulla sua sponda, perché questa è una scappatoia ridicola, noi chiediamo al sindaco, perché non si assume le sue responsabilità, è sempre stato tra i primi a battersi in prima linea per avere un attracco a Calolziocorte, a difendere la causa, decretando così, gli scavi dalla parte “nostrana”, la parte coi fondali più bassi e dove c’era più materiale litoide da scavare. Se davvero la salvaguardia dell’ecosistema è la prima cosa, lo dimostri, sbagliare è umano, ammetta che questo è stato un errore colossale e faccia di tutto per riparare alla situazione creatasi.

Vorrei ricordarvi qualche dato che non è confortante: alla BetonVilla S.p.A., l’impresa appaltatrice, mancano ancora 13.000 metri cubi di materiale da scavare, su 37.000 concordati nel progetto, il materiale è stato acquistato da questa impresa per 4,30 euro al metro cubo(il prezzo di mercato si aggira intorno ai 16 euro), i nostri amministratori, con l’avvallo anche di personaggi che ora sono a capo di associazioni ambientaliste, hanno svenduto il nostro lago per circa 160.000 euro. La vicenda si chiuderà o con la conclusione dei lavori da parte della BetonVilla, con inimmaginabile danno ambientale annesso, o con il pagamento di una causale all’impresa per il mancato rispetto del contratto.

Il dibattito si chiude, con un consigliere in quota PDL, Gandolfi Dario, che, uscendo dall’anonimità prima raccontata (che appartiene ai più), sottolinea come l’ecosistema sia davvero la questione principale, auspica che la situazione sia controllata periodicamente e accenna al fatto che i lavori non siano stati, a suo giudizio, tenuti sotto controllo.
Forse qualcosa si muove.

Cochise


Incontro (purtroppo) chiarificatore

L’incontro con Agostino Agostinelli, il Presidente del Parco Adda Nord, finalmente è avvenuto ed è stato, almeno in parte, produttivo. Il faccia a faccia (di martedì 13 aprile) non è passato (purtroppo) né sulle locali TV né sui giornali, ma senza dubbio ha suscitato diversi spunti che, meritevoli di nota, ci prendiamo carico di enucleare in questo articolo.

In primis, subito dopo le presentazioni, abbiamo avanzato le nostre richieste di visionare i documenti sottoscritti dalle 34 parti che hanno approvato il progetto iniziale, fautrici della distruzione del nostro lago.

E’ importante, secondo il nostro parere, conoscere i dati, sapere quanto, come e dove si è scavato, capire le modifiche apportate al secondo progetto presentato (che poi è quello approvato), verificare che i lavori teorizzati siano stati rispettati nella pratica.
Agostinelli, dal canto suo, ha declinato (quasi) ogni responsabilità. Effettivamente il piano di intervento fu approvato nel lontano 2005, quando a capo dell’ente con sede a Trezzo siedeva Piergiorgio Locatelli. L’estrazione preventivata nella prima bozza di proposta di intervento si aggirava intorno ai 400.000 metri cubi di materiale, questa cifra è stata poi nettamente ridimensionata a 37.000 metri cubi nell’intenzione sottoscritta dagli enti.

Come potete osservare la prima cifra è realmente folle, se notiamo cosa è accaduto con un’estrazione realizzata (dichiarata) che risulta essere un decimo del primo obbiettivo.

In secondo luogo, altra questione fondamentale sulla quale noi vorremmo delle delucidazioni, è la scelta dell’estrazione del materiale litoide vicino alla sponda calolziese, in quanto è presente nel lago un canale naturale navigabile vicino alle sponde olginatesi.
Quindi sorge spontanea la domanda, perché si è cavato dalla parte calolziese!? E’ indubbio che i nostri amministratori abbiano spinto per far attraccare l’Addarella sulle sponde nostrane, tant’è che fu costruito per la modica cifra di 200.000 euro il molo e lo scivolo per le barche in zona lavello (di fronte a via sassi), che ora risulta in parte inutilizzabile causa il livello idrico del lago (attenzione che presto verrà varato un intervento di ben 400.000 euro, il famoso lotto due del sopra citato progetto, che prevede la costruzione di una biglietteria “pagoda”), ma a nostro parere non è l’unica motivazione.
Qui poniamo la seconda domanda, che in realtà si risponde da sola: “perché non sfruttare un canale naturale probabilmente già utilizzabile (senza bisogno di scavi) per la navigazione!?”
Forse la sponda olginatese non ha molto da offrire a livello naturale, visti i relitti abbandonati sulle sue rive (non ce ne vogliano i cittadini di Olginate), ma noi non crediamo molto a questa risposta un pò raffazzonata che abbiamo provato a darci da soli. Probabilmente (ci permettiamo di pensare un po’ male) in quella zona il materiale da estrarre non era abbastanza pregiato, oppure lo scopo primario del gran piano di intervento non era navigare il nostro bel lago, ma estrarne del materiale prezioso a scopo, chiaramente, di lucro.

Per la cronaca, il dottor Agostinelli afferma che il valore commerciale del materiale estratto è di 16 euro al metro cubo.

Ma a quanto l’ha venduto la regione Lombardia?! Quanto entrerà nelle “nostre” casse? E quanto, soprattutto, entrerà nei forzieri della Beton Villa spa (privato che vinse l’appalto per la risitemazione del tratto dragato), che sembra l’unico attore in campo ad averci fatto un affare!?
Dal canto nostro, noi cittadini, fatte queste considerazioni, non ci troviamo nella posizione per affermare di aver fatto un ottimo investimento. Infatti ci è stato sottratto molto di più che solo ghiaietto, bensì qualcosa che forse non tornerà più indietro (l’ecosistema alterato), il tutto per fare un regalo ad un ditta privata (che desiderava molto più di noi il bene del nostro lago).
Ergo, accontentare interessi particolari per non dare il minimo peso a quelli generali (tanto le elezioni le vincono lo stesso i mala-amministratori).

E’ una follia? O magari parliamo a caso gonfiando i dati? La risposta è no! Ciò che raccontiamo è tutto vero, per questo faremo, presto, una serata di informazione sulla vicenda.
Questi avvenimenti non ci appaiono ingiusti e distruttivi solo per il nostro ambiente, ma presentano aspetti assurdi che si possono spiegare con semplici ragionamenti, che ben poco hanno a che fare con quella cosa che piace chiamare (soprattutto a qualcuno) interesse pubblico o tutela della nostra circoscrizione.
I lavori di emergenza di febbraio-marzo, ironia della sorte, che son stati fatti per riparare più velocemente possibile la gravità della situazione dopo l’escavazione, son stati eseguiti dalla stessa impresa che lo scempio ha creato (non si può non dare un’altra possibilità a chi sbaglia, è nella nostra cultura cristiana).
Queste cose abbiamo il diritto di saperle, ma perché nessuno ce le ha mai spiegate, e perchè si è scelto di usare il truffaldino gioco di diga per ridare un simulacro di intervento efficiente subito dopo la posa dei massi ciclopici in alveo (primi di marzo)? Esigiamo delle risposte.

Ora, però, arriviamo al punto più gustoso della vicenda.
Noi quest’antipasto ce lo siamo preparati da soli prima del colloquio di martedì 13, ed in un sol boccone l’abbaimo inghiottito (come direbbe un noto filosofo della Valle San Martino: “C’è da leccarsi i baffi” dopo un morso del genere). Ma aspettate ancora pochi secondi, il tempo di leggere le ultime righe, prima di farvi venire l’acquolina.
Prima di recarci nella lontana Villa Gina, sede del Parco Adda Nord in quel di Trezzo d’Adda ci fermammo a misurare, un po’ per sfizio ed un po’ per dovere di cronaca il pescaggio (l’altezza della parte che rimane immersa nell’acqua e che intercorre quindi tra la linea di galleggiamento ed il punto inferiore estremo della chiglia) dell’imbarcazione Addarella (il mezzo turistico che dovrà cavalcare le onde del nostro specchio d’acqua) che, udite udite, è risultato di soli 54 cm, tenendo in considerazione la portata massima.

Beh, quindi!?
Il grosso problema è che i “lavori per il ripristino della navigabilità” (così hanno scelto di targare questa immensa opera pubblica) prevedevano una quantità di materiale estratto dai fondali tale che il nostro lago potesse permettere la navigazione ad imbarcazioni con un pescaggio di un metro e mezzo.
Dobbiamo commentare anche questa considerazione?

Certe cose, ripetiamo, si commentano da sole. Buon boccone amaro!

Cittadini firmate, mobilitatevi, testimoniate ed arrabbiatevi!

NuvolaRossa – AddaVive

Vi ricordiamo che, per chi volesse approfondire la questione, prendersi l’incarico di raccogliere firme, scambiare due parole con noi e magari progettare insieme i prossimi passi ci può trovare domani pomeriggio (domenica 18), dalle ore 14,30 in zona Lavello-Monastero (Calolziocorte) col nostro banchetto informativo per la raccolta firme per il progetto PGT ed appunto per la petizione AddaVive.

Inoltre vi diamo già l’appuntamento anche per lunedì 19, alle ore 20,45 al circolo ARCI di Foppenico per la proiezione di un documentario di Carlo Lucarelli: “L’archivio della vergogna”, sulle stragi nazi-fasciste avvenute durante la Liberazione.

Cochise


Avviso per i turisti

Cortese Turista, Benvenuto!

Ti auguro di poter apprezzare il tempo che trascorrerai in questo bellissimo spazio, dono della natura, mantenuto così bene grazie all’azione dell’amministrazione comunale, degli operatori ecologici di AUSM (l’azienda locale di pubblici servizi) e la laboriosità volontaria e gratuita dei cittadini di Calolziocorte!

Per preservare a lungo inalterato nella sua bellezza questo angolo di natura, ti chiediamo un piccolo aiuto:

1) porta a casa i tuoi rifiuti e non abbandonarli indifferenziati;

2) evita di fumare accanto alle persone (soprattutto bambini e anziani) tutelando il loro diritto a respirare aria pura;

3) raccogli le deiezioni del tuo cane.

Ti ricordo che è vietato accendere fuochi.

Conto sulla tua preziosa collaborazione, grazie alla quale l’ambiente verrà mantenuto nella sua bellezza e tu eviterai di incorrere in spiacevoli sanzioni.

Calolziocorte, 10 marzo 2009

Il Sindaco

Grazie a questo piccolo cartello che ho avuto la fortuna di leggere, presso l’incrocio tra Via dei Sassi e Viale Alcide De Gasperi, ho potuto passare una discreta mezz’ora di “sghignazzate”.

Oggi, con l’aiuto della macchina fotografica, mi sono recato sul posto con il fine di immortalare il disastro tutto calolziese che troneggia al Lavello. Poi però, spinto dal disgusto d’essere concittadino di chi ha scritto, cotante cavolate, ho cercato di approfondire, senza zoom, solo la frase: “…dono della natura, mantenuto così bene grazie all’azione dell’Amministrazione comunale…”

Questi i risultati di pochi scatti:

Due conclusioni.

Primo. La bacheca che vedete nella prima fotografia è proprio quella sulla quale era affisso quest’avvisso che abbiamo analizzato oggi.

Secondo. Di sicuro, cercare di proteggere il Fiume Adda, mediante la petizione che stiamo portando avanti (vedi post di ieri)  è un modo di “… mantenere inadeguato nella sua bellezza quest’angolo di natura…”

In ultimo luogo. Siamo sicuri che l’amministrazione comunale a fronte della devastazione del territorio, a suon di draghe  e betoniere, si è davvero impeganta per preservare questo pezzo di paradiso?

Alce Nero


Petizione per il Nostro lago

Ve lo ricordate!? Il nostro lago prima degli abusi subiti.

Da oggi in avanti sarà possibile sottoscrivere la petizione presentata da noi e dal gruppo “Adda Vive” per la difesa delle  nostre acque, il lago di Olginate ed il fiume Adda.

OGGETTO: petizione per l’affermazione della non navigabilità e del ripristino dell’ecosistema fluviale Adda e riqualificazione del tratto compreso tra la diga di Olginate e la piattaforma ecologica di Calolziocorte

Tutti noi sottoscritti, persone pensanti ed in quanto tali, pienamente titolari del diritto a vivere in una natura integra e rispettata, difensori legittimati del bene comune, senza distinzione di comune di residenza, età, sesso, etnia e religione, chiediamo il pieno rispetto del nostro territorio ed in particolare del lago di Olginate ultimamente distrutto. A tali premesse chiediamo: alla Regione Lombardia, alla Provincia di Lecco, all’ente Parco Adda Nord, al Comune di Calolziocorte, al Comune di Olginate, al Comune di Brivio, al consorzio dell’Adda ed al consorzio del Lario e dei laghi minori.

1. Chiediamo il ripristino delle naturali condizioni dell’ecosistema fluviale dell’Adda come precedentemente all’inizio dei lavori per il ripristino della navigabilità del fiume in data gennaio 2007.

2. Chiediamo inoltre che venga avviata una procedura di valutazione dei danni arrecati e che il compito venga assegnato a soggetti/enti terzi, competenti e che già operano nel settore della riqualificazione in ambito fluviale

3. Chiediamo la stesura di un piano di riqualificazione a lungo termine, almeno decennale, del tratto compreso tra la diga di Olginate e 800 metri a valle del nuovo ponte Cesare Cantù in località Calolziocorte, comprendendo quindi anche l’intero bacino del lago di Olginate.

4. Chiediamo alle istituzioni ed agli enti responsabili di affermare ad alta voce l’impossibile navigabilità del nostro prezioso bacino e del fiume Adda nel tratto sopra citato.

5. Chiediamo inoltre che vengano resi noti gli introiti ricavati dalla vendita del materiale litoide e che essi vengano destinati al progetto sopraccitato al punto 3.

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In attesa di avere un colloquio con il presidente del Parco Adda Nord noi ribadiamo la gravità della situazione dei fondali, del livello delle acque, delle mutazioni delle correnti per intensità, percorsi e deposito di detriti, diminuzione per quantità e qualità della fauna, inoltre sporcizia e sedimenti nocivi sulle sponde del lago. Il nostro lago non sta bene e di certo i lavori per il “ripristino” della navigabilità non hanno giovato all’ecosistema.

Segnaliamo a tutti gli interessati l’appuntamento di domani sera, giovedì 8 aprile, ore 21, alla Sala Conferenze della Banca popolare di Sondrio a Lecco per l’incontro con Alessio Ciacci, assessore alle politiche ambientali del comune di Capannori (Lu). Per Parlare di rifiuti zero, proposte concrete, efficaci e soprattutto praticabili. Un’invito particolare va ai nostri amministratori pubblici.

NuvolaRossa


Il fiume Adda tra passato, presente e futuro

Storicamente molto più famoso come confine, passaggio, che come punto d’incontro, l’Adda venne alla ribalta persino in ambito letterario grazie al capolavoro di Alessandro Manzoni:   “I promessi sposi”. In primis, fu punto di rottura, nella recita dell’Addio ai monti di Lucia Mondella, in fuga dopo il suo mancato matrimonio “notturno” con l’amato. In secondo luogo culminò l’epopea della fuga di Renzo Tramaglino, macchiatosi dell’assalto ai forni milanesi, ed in rotta verso la più sicura Bergamo, protettorato veneziano (Milano rimaneva sotto la casata Asburgica di Spagna, in quel periodo). Era il 1600, nell’ambientazione del romanzo, da allora sono passati quattrocento anni.Oggi l’Adda non distingue più territori contrastanti, fa parte della medesima Lombardia, è protetto da due enti parchi (Adda Nord e Sud) e taglia le province di Lecco, Bergamo, Milano, Lodi e Sondrio.

Eppure, in questa descrizione, storica, mi sfugge qualcosa. Buon colpo d’occhio, paesaggio costellato di ricchezze nostrane, episodi letterali (sopra citati) che hanno reso celebre il corso d’acqua. Ciononostante, in questo volo pindarico da tastiera, se passassimo dall’inquadratura larga, ad uno zoom, in località Calolzio/Olginate, resteremmo un poco perplessi nel vedere le condizioni in cui verte ora il nostro sopra elogiato fiume, spoglio, ghiaioso, disastrato con un livello d’acqua in alveo molto inferiore rispetto alle medie stagionali.

Cosa è successo? Ritorniamo all’episodio dei Promessi Sposi. Ipotizziamo una Lucia del ventunesimo secolo che cerca di guadare il fiume (in realtà lo superò a Pescarenico), che tipo di Parole userebbe per descrivere il suo stato d’animo? Addio ai monti ed addio fiume. Da una parte ricordi d’infanzia, dall’altra panorami spezzati dalla scelleratezza di qualche signorotto locale, che proprio come allora, sta propiziando la fuga della giovane contadina.

E Renzo? Bhe, Tramaglino, non riconoscerebbe più il passaggio fluviale, come fuga semplicemente, perché non troverebbe più il corso d’acqua. E allora: “Dove Venezia e dove Milano?”

Scusatemi sto distorcendovi, la storia, quindi torniamo ad essere più pragmatici. Dimentichiamoci, di signori, bravi, contadini, avvocati, preti e popolani, ed andiamo più al sodo, con date, interventi e tutto ciò che può, ma non deve giustificare lo stato attuale del nostro benamato Adda.

Era il 2005, quando, fu approvato il via libera, al fine del ripristino della navigabilità del tratto fluviale Calolziese e del lago di Olginate, furono così suddivisi i lavori in tre trance. La prima con data, marzo del 2007, nella zona della diga di Vercurago/Olginate e Lavello. La seconda nel gennaio 2008, con lo sgombero di 16167.76 mc di materiale litoide dall’alveo. Terza tra dicembre 2009 e gennaio 2010, con la successiva rimozione di ulteriori 20.000 mc (circa) di corporeo roccioso dal fondo del letto del fiume.

Lo sgombero dei circa 37.000 mc, di corporeo, tra il 2007 e il 2010, fu affidato, mediante bando di Gara (con un importo base di 250.000 euro), all’azienda meratese, Beton Villa S.p.A., una società controllata dalla SAFI S.r.L. (Sangalli S.p.A. & Fimet S.p.A.). Stando agli studi ed ai progetti, entro la fine di febbraio del 2010, l’Adda, doveva essere navigabile nel tratto Calolziese (e del Lago di Olginate), pronto ad accogliere il battello, già in funzione nella tratta Imbersago – Brivio, Addarella. Ma qualcosa probabilmente era andato storto nei lavori. Infatti, invaso di Olginate, si ripresentava, a lavori ultimati, con un livello di ben 54 cm, al di sotto della media stagionale.

Cos’era successo? Bhe, questo non si sa ancora con precisione, potremmo ipotizzare diverse deduzioni, ma rimarrebbero solo congetture. C’è di più… A fine febbraio, in tutta fretta, Si concede alla Beton Villa, l’ennesimo intervento, cioè quello, questa volata, di ripristino del livello dell’acqua in alveo. I lavori cominciano in tutti fretta, ma in data 4 marzo, sono fermati, dal corpo Forestale dello Stato, che sequestra il cantiere dell’azienda di Merate. Motivazioni: l’impresa edile, stava scaricando in acqua materiali litoidi provenienti da altri cantieri, quindi non classificati, come sassi di cava, ma rifiuti (l’accusa è di ricettazione e scarico di rifiuti in acqua). Erano appena stati reintrodotti 100 mc di massi ciclopici, 5% dei lavori.

Panico generale. Per evitare la pessima figura, e velocizzare i tempi, la conferenza dei servizi indetta in tutta fretta dopo il sequestro, riconsegna, senza bando, la possibilità alle draghe meratesi, di riportare, con un’azione nella stessa sezione di alveo, i massi ciclopici, questa volta classificati ed identificati come idonei, per ripristinare il livello dell’acqua. I lavori, ricominciarono quindi il 18 marzo (diversi giorni dopo, causa neve), per terminare proprio in questa settimana (22 marzo).

Problemi ulteriori? Per il sindaco di Calolziocorte, ing. Arrigoni Paolo (Carroccio), non ci saranno ritorsioni sull’ambiente, mentre, il presidente dell’Ente parco Adda Nord, Agostino Agostinelli, più tagliato, ha già incominciato a chiedere scusa, in un assemblea pubblica indetta ad Olginate. Resta, tuttavia, una dubbia gestione dei lavori, un progetto troppo invasivo per un ecosistema del genere, ed un ente parco volto più al turismo che alla salvaguardia ambientale.

Renzo e Lucia, in fondo al libro del Manzoni, dopo vari tentativi, riuscirono a ritrovarsi e persino a sposarsi. Per questa storia invece, dubitiamo nel buon termine.

Danni ambientali

Conseguentemente ai lavori effettuati sul corso del fiume Adda per il ripristino della sua navigabilità si sono verificati diversi ed importanti danni ecologici.
Il fiume è un ecosistema molto importante e molto fragile.

Presenta lungo il suo corso una suddivisione in parti ecologicamente uniformi in base alla popolazione ittica (zonazione ittica o successione longitudinale).

Le zone a temperatura minore e maggiore ossigenazione sono adatte alla sopravvivenza dei salmonidi mentre al contrario i ciprinidi prediligono un habitat più vicino alle condizioni di acqua a lento decorso e quindi temperatura più alta e minore ossigenazione.

Sull’Adda, la distruzione dei tratti a carattere salmonicolo, con l’eliminazione di raschi, buche e salti di corrente ha seriamente precluso la sopravvivenza della trota marmorata e del temolo pinna blu, presente con una sparuta popolazione nel tratto in oggetto.

Queste sono due specie endemiche dell’ambiente fluviale italiano ma già in pericolo d’estinzione.

Lo spianamento dell’alveo, uno degli interventi artificiali più diffusi sui fiumi anche se spesso senza una reale necessità idraulica, può rendere proibitive le condizioni di vita degli organismi acquatici.

Ad un alveo naturalmente idoneo alle portate di piena se ne sostituisce un sovradimensionato sia per la portata regolare sia, in maniera ancora più accentuata, per le portata di magra.

Il fondo reso piatto comporta la dispersione delle acque su un’ampia superficie, inducendo una notevole riduzione di velocità ed un aumento della profondità, di conseguenza le acque si riscalderanno con un aumento della proliferazione algale e un’inevitabile diminuzione dell’ossigeno. Eventuali zone a salmonidi si trasformeranno in zone a ciprinidi e quindi ad un totale stravolgimento dell’ecosistema fiume. Viceversa a monte del lago di olginate dove è stata effettuata il primo lotto di lavori ad inizio 2007, zona diga di olginate per intenderci, si è verificata la situazione totalmente opposta, con lo spianamento dell’ alveo la velocità della corrente è aumentata a dismisura e la profondità è diminuita, risultando un ambiente inadatto ad ospitare sia i salmonidi che i ciprinidi.

Non solo il fiume ha risentito dell’impatto dei lavori. A causa dei lavori di escavazione si è verificato, infatti, un abbassamento del livello del lago di Olginate, per l’eliminazione del dosso naturale che regola l’altezza dell’invaso.

In tal modo è a forte rischio la sopravvivenza delle specie viventi e quindi del bacino stesso. I siti adibiti alla riproduzione della fauna ittica e degli uccelli palustri, strettamente legati alla vita del lago, sono stati messi in secca. Conseguentemente è in serio pericolo, per non dire impossibile, che tali specie animali possano riprodursi nel periodo primaverile.

Basti pensare che dai censimenti effettuati successivamente ai lavori è emerso il terrificante dato -70% di presenza degli uccelli che solitamente svernano e nidificano in quel lago, segno inequivocabile che l’ invaso in questione non è più adatto a sostenere e generare la vita di questi animali.

L’escavazione e l’esportazione di materiale litoide dal letto di un fiume priva quest’ultimo dell’importante supporto per decine e decine di specie vegetali e animali che dal fondo dipendono (benthos) alterando così violentemente l’equilibrio ecologico.
L’uniformità artificiale venutasi a creare lungo l’intera asta fluviale regimenta il corso d’acqua trasformandolo in una sorta di canale.

Adda Vive

Nuvolarossa.tk


Adda Vive

Non so che viso avesse, neppure come sì chiamava… E poi la voce, gli anni, il colore dei suoi capelli. Non mi ricordo proprio come fosse in faccia, però rimembro che, guidava una locomotiva. Era Anarchico, ed era pura espressione del proletariato. Ricordo che decise, un giorno di inizio secolo (ventesimo), di lanciarsi a tutta velocità, contro un altro treno, quello dei signori.
Di quella gente imbellettata, ci metto la mano sul fuoco, nessuno più si ricorda, ma di quel giovane macchinista e delle strofe che cantano le sue gesta, tanti si rammentano.

Non voglio fare il borioso, e paragonare me, e tutta la tribù di Nuvola Rossa, a quel ragazzo del novecento (di gucciniana memoria), tuttavia, se mi fermassi a pensare ad uno scopo da prefissarmi, riaffiorerebbe nella mia mente, l’irriverenza di quel personaggio, nei confronti di quei nobiluomini.
In nome del clan, posso assicurare che ci stiamo provando ad uscire dall’anonimato con lo stesso agire, ideale, di quel ferroviere, stanchi di chi si sa solo indignare e nascondersi dietro le barricate della verbosità.

Ma usciamo, momentaneamente dall’ambito metaforico.
Nel mondo reale, non siamo ancora lanciati verso l’ingiustizia con cotanta foga, ci stiamo lavorando, certo, stilando una progettualità di interventi sul calolziese, una specie di percorso di formazione, che comprende in primis l’obiettivo PGT (vi ricordo di firmare la petizione ed eventualmente diffonderla), in secondo luogo, sopra un binario parallelo, la questione Adda.

Come scrivevo settimana scorsa, dopo la chiacchierata con la stampa (a seguito della conferenza dei servizi), i rappresentanti dei vari enti, si erano detti sicuri che, i lavori di ripristino del livello del fiume, mediante lo scarico di materiale litoide “certificato”, sarebbero terminati entro venerdì 12 marzo. Fatto sta, anche la neve, ha voluto metterci del suo (dissentendo), bloccando i lavori, che sono ripartiti solo giovedì 11 (ricordiamo, operazioni nella stessa sezione di alveo, ma più a valle rispetto ai precedenti, fermati dal sequestro del cantiere, per merito del corpo forestale dello stato, previo scarico di materiale di scarto, in fiume, proveniente da altri impegni simili svolti dall’azienda BetonVilla).
Non credo che con questa sosta, la frega primaverile dei pesci non sarà intaccata, anche perché, gli animali si ritroveranno presto in un tratto di fiume con fondale distrutto, ed un’acqua presente nel letto, che non copre i canneti.

Nel grave disastro ambientale, in ogni caso c’è un episodio buono, che è propiziato proprio dai giovani di Nuvola Rossa, insieme con un amico di vecchia data. La good news è che da ieri, è attivo su internet, ed in particolare sui social network, un gruppo che risponde al nome di “ADDA Vive”.
Di cosa si occuperà questo gruppo infante (vi starete chiedendo)?
Potenzialmente, stileremo una petizione per chiedere che siano cessati i lavori per il ripristino della navigabilità del fiume.

1) Reputiamo il nostro tratto di fiume non percorribile da imbarcazioni (peggio ancora se battelli a motore).

2) Intendiamo invocare delucidazioni all’ente parco Adda nord, affinché qualcuno ci illumini sul perché un‘istituzione volta alla tutela ambientale, si occupi di turismo.

3) Nell’istanza, poi, inseriremo una richiesta alternativa per tornare a vivacchiare il nostro fiume, cioè il potenziamento della rete ciclabile su entrambe le sponde, e la compilazione di progetti coordinati da chi l’Adda lo vive tutti i giorni, dai pescatori, ai frequentatori delle aree attrezzate, limitrofe al corso d’acqua.

Se anche voi avete voglia di partecipare al progetto “ADDA Vive”, siete invitati venerdì (19 marzo), orario pre-dinner (18.00 – 19.00), in Piazza Vittorio Veneto per conoscerci ed accrescere insieme il prospetto enucleato sopra.
È solo l’inizio di una battaglia, probabilmente una volta in velocità, ci faranno saltare su di un binario morto, proprio come quel giovane di cui raccontavo le gesta ad inizio post.
Siete pronti a correre questo rischio?

Alce Nero


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