Archivio delle Categorie: Free Palestine

Vittorio Arrigoni “un ganador”

I funerali di Vittorio si terranno questa domenica, a partire dalle 16.30, presso la palestra comunale di Bulciago.

Chiunque volesse parteciparvi, ma non sa come raggiungere il luogo della cerimonia, ci contatti all’indirizzo nuvolarossablog@gmail.com, condivideremo i mezzi di trasporto.

NuvolaRossa


Addio Vittorio

Ritrovato nella Striscia di Gaza in una casa abbandonata, il corpo del cooperante italiano Vittorio Arrigoni.

Stasera a Bulciago, presso la palestra comunale, si svolgerà, a partire dalle 21.00, una veglia laica organizzata da concittadini ed amici di Vittorio.

Solo due parole: restiamo umani.

NuvolaRossa


Liberate Vittorio Arrigoni

Abbiamo appreso da pochi minuti la notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. Lecchese di Bulciago, attivista nel campo dei diritti umani per il “movimento di solidarietà internazionale”, Vittorio era a Gaza da diverso tempo, grazie a lui in Italia abbiamo potuto renderci conto di cosa fu per la popolazione palestinese l’operazione piombo fuso, ad opera dell’aviazione israeliana, tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009.

Da stamani, alle 11.00 ore italiane, Hamas avrà a disposizione 30 ore, per esaudire le richieste del gruppo Salafita, che tiene in ostaggio Arrigoni. Se non saranno rilasciati diversi prigionieri da parte del governo di Ismail Haniyeh, i suoi aguzzini provvederanno all’esecuzione.

Ci rammarica pensare che un compagno, da sempre attivo per la causa palestinese, possa in modo così ingiusto, smettere di sognare.

Ribadiamo perciò che la Palestina e forse un po’ anche l’Italia, hanno l’estremo bisogno di persone della caratura morale di Arrigoni.

Schierandoci contro chiunque si adoperi per la “liquidazione” dei popoli in lotta, esprimiamo la nostra vicinanza a tutti i famigliari e gli amici di Vittorio ed invitiamo i nostri lettori a partecipare al presidio di solidarietà di sabato 16 aprile che si svolgerà in centro Lecco (dalle 16.00 alle 19.00 in Piazza Garibaldi).

NuvolaRossa

P.S. Segnaliamo anche l’iniziativa “PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ E AFFETTO PROMOSSO DA CONCITTADINI E NON DI VITTORIO ARRIGONI” presso Piazza Aldo Moro – Bulciago (Lecco), paese di Vittorio. Venerdì 15 a partire dalle ore 12.00.


ANP PRONTA A CEDERE TUTTO IN CAMBIO DI NIENTE

Pubblichiamo dal sito Nena News che ringraziamo per i continui furti

NuvolaRossa

di Mario Correnti

Gerusalemme, 24 gennaio 2011, Nena News  (nella foto da sinistra l’ex premier israeliano Olmert, l’ex presidente Usa Bush e il presidente dell’Anp Abu Mazen) – «Sono tutte menzogne, solo menzogne». Si difende il caponegoziatore dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Saeb Erekat ma non sarà facile per lui, e soprattutto per il presidente palestinese Abu Mazen, spiegare le concessioni senza precedenti su Gerusalemme, i profughi e altri temi caldi del negoziato, contenute in una proposta che l’Anp presentò tra il 2008 e il 2009 all’ex premier israeliano Ehud Olmert. Quest’ultimo incredibilmente la respinse giudicandola «inadeguata».

A sollevare il coperchio su un decennio di inutili trattative tra Anp e Israele sono stati circa 1.600 documenti segreti, in parte resi disponibili dal sito Wikileaks, pubblicati ieri dal quotidiano britannico Guardian e dalla televisione araba al Jazeera. Rivelazioni che potrebbero dare la spallata definitiva alla già scarsa credibilità di Abu Mazen tra la sua gente. O forse provocheranno poche vere reazioni – Hamas da Gaza ha già condannato il presidente palestinese e il suo entourage – perché i palestinesi sanno bene che i vertici dell’Anp da lungo tempo hanno rinunciato a buona parte delle rivendicazioni storiche del popolo palestinese.

Stando ai documenti, in seguito alla conferenza di Annapolis del 2008 (organizzata dall’ex presidente Usa George Bush), i negoziatori palestinesi concordarono di accettare con una sola eccezione  l’annessione da parte di Israele di tutti gli insediamenti costruiti in violazione delle leggi internazionali a Gerusalemme est. Ma la proposta senza precedenti fu respinta da Israele che, evidentemente voleva e vuole molto di più, in particolare ora che al potere c’è il governo di destra di Benyamin Netanyahu. I documenti dell’Anp mostrano che oltre ad accettare l’annessione di tutte le colonie israeliane a Gerusalemme Est, tranne Har Homa, ma incluso Gilo, suggerirono di scambiare parte del quartiere della parte araba Sheikh Jarrah con altri territori. E’ un punto centrale questo perché spiega il silenzio mantenuto sino ad oggi da Abu Mazen e dai suoi collaboratori sulla lenta ma inarrestabile penetrazione dei coloni israeliani a Sheikh Jarrah dove diverse famiglie palestinesi sono state cacciate via dalle loro case e dove da un anno e mezzo attivisti israeliani e palestinesi manifestano regolarmente contro la politica del comune (israeliano) e del governo israeliano a Gerusalemme

La colonia israeliana di Har Homa, l’unica che l’Anp non intendeva riconoscere, vista dalla cittadina di Beit Sahour

In un incontro trilaterale del 15 giugno 2008 l’ex premier dell’Anp Ahmed Qurei propose – alla presenza di Condoleezza Rice, l’allora segretario di Stato Usa, e Tzipi Livni, ministro degli esteri israeliano dell’epoca – l’annessione da parte di Israele di tutti gli insediamenti, sottolineando che si trattava della prima volta nella storia che l’Anp arriva a tanto. Il caponegoziatore Saeb Erekat elencò gli insediamenti israeliani illegali che sarebbero stati concessi: French Hill, Ramat Alon, Ramat Shlomo, Gilo, Talpiot e il quartiere ebraico nella Gerusalemme Vecchia. Ulteriori incontri del 2008 e 2009 mostrano che l’Anp fece concessioni senza chiedere nulla in cambio e propose anche di affidare a un comitato israelo-palestinese il controllo della Spianata delle Moschee (Haram Al-Sharif, terzo luogo santo dell’Islam), un nodo che fece naufragare nel 2000 i colloqui di Camp David. In quell’occasione il presidente palestinese Yasser Arafat (scomparso nel 2004) si rifiutò di concedere la sovranità israeliana sulla Spianata delle Moschee e respinse l’idea di una rinuncia al diritto al ritorno per i profughi. Saeb Erekat descrisse le proposte come iniziative che «davano a Israele la più grande Yerushalayim (il nome ebraico per Gerusalemme) della storia» allo scopo di arrivare alla pace. Ma incredibilmente i leader israeliani, appoggiati dal governo degli Stati Uniti, le respinsero come inadeguate. «Le proposte perchè non soddisfano le nostre richieste», disse Tzipi Livni, che poi aggiunse: «per voi non è stato facile pensarci, perciò ne siamo veramente grati».

Profughi palestinesi in Libano

Nel presentare il dossier al Jazeera e il Guardian definiscono «enorme» la portata delle concessioni fatte dall’Anp, anche sul diritto al ritorno dei profughi – appena 10 mila sugli oltre 4 milioni sparsi per il mondo arabo sarebbero potuti rientrare nella loro terra d’origine – o su come i leader israeliani privatamente chiesero che un numero imprecisato di arabi israeliani (palestinesi con cittadinanza israeliana) fossero deportati nel futuro Stato palestinese. E non è finita qui perché i due mezzi d’informazione hanno promesso la pubblicazione anche di documenti che descrivono uno strettissimo livello di cooperazione tra i servizi di sicurezza di Israele e dell’Anp e un piano segreto dell’intelligence britannica per «sradicare» Hamas dai Territori occupati.

Nena News


Gaza: due anni dopo il piombo è ancora fuso

Era il 27 dicembre del 2008 quando il cielo sulla Striscia di Gaza veniva solcato dai caccia israeliani che davano inizio all’ “Operazione Piombo Fuso”, un’ aggressione militare che avrebbe lasciato sl terreno 1417 vittime palestinesi (13 quelle israeliane), migliaia di feriti e senzatetto, la quasi completa distruzione delle infrastrutture e dei sobborghi di Gaza City in sole 3 settimane. Per valutare la gravità di questo triste bilancio bisogna considerare che almeno un terzo delle vittime erano bambini e, come sempre accade nei tempi delle guerre umanitarie e chirurgiche, oltre l’80% delle vittime erano civili inermi, civili intrappolati nei 360 km quadrati della Striscia per cui non esisteva alcun rifugio sicuro. Lo scopo dichiarato da Tel Aviv era rendere inoffensivo il movimento islamico Hamas e bloccare il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele. Per raggiungere questo scopo l’ esercito israeliano non ha esitato ad utilizzare bombe incendiarie al fosforo bianco e bombe all’ uranio impoverito che inevitabilmente, data la densità di popolazione, hanno colpito i civili ed hanno contaminato il terreno e le acque. Durante le tre settimane di attacco aereo e le due di attacco terrestre sono state distrutte strade, scuole, ospedali, fognature, fabbriche e la centrale elettrica che ha riversato nel mare di fronte a Gaza tonnellate di idrocarburi.

Due anni dopo la Striscia è ancora sotto assedio, nononstante le rassicurazioni giunte da Tel Aviv all’ indomani del massacro ai danni degli attivisti della Freedom Flotilla, solo il 7% dei materiali necessari per la ricostruzione hanno attraversato la frontiera e quindi sono in molti a vivere ancora nelle tende o nelle macerie delle loro case, così come molti sono gli alunni che non hanno una scuola da frequentare. Il 93% delle attività produttive hanno chiuso i battenti, ai pescatori è “concesso” lavorare solo nelle 3 miglia nautiche di fronte alle coste (cioè nelle aree inquinate dall’ attacco ed ormai quasi prive di pesce), circa il 35% delle terre arabili non è accessibile perchè trovandosi a ridosso dei confini è sotto il tiro dei cecchini israeliani che solo nelle ultime settimane hanno fatto 10 vittime e 80 feriti tra i pastori ed i contadini Gazawi. A questo si aggiunge lo stillicidio degli attacchi aereiche si è molto intensificato dallo scorso mese di novembre.

Per i crimini di guerra segnalati dal Rapporto Goldston, frutto della missione di indagine delle Nazioni Unite guidata dal giudice ebreo sudafricano Richard Goldston, non sono state ancora intraprese azioni giudiziarie se non 47 processi che Israele ha istruito contro singoli ufficiali o soldati in merito ad episodi sporadici. Nè Hamas nè Tel Aviv hanno consentito una indagine indipendente e credibile che prendesse in esame le rispettive politiche e responsabilità nel conflitto. Negli scorsi mesi sono state varie invece le iniziative della società civile internazionale per porre fine all’assedio: una decina di missioni via mare, oltre a vari convogli terrestri, cariche di aiuti umanitari che passando direttamente da acque internazionali ad acque palestinesi hanno cercato di raggiungere il porto di Gaza, oltre alla Gaza Freedom March che lo scorso anno in questi giorni ha visto migliaia di attivisti da tutto il mondo impegnati nel tentativo di attraversare il valico di rafah che separa l’Egitto dalla Striscia.

In questo triste anniversario la nostra agenzia ha voluto fare un’intervista a tutto tondo con Vittorio Arrigoni, attivista dell’ International Solidarity Movement arrivato a Gaza a bordo delle prime navi della Free Gaza e che è stato gli occhi e le orecchie dell’informazione indipendente italiana dal 2008 ad oggi attraverso il suo blog Guerrilla Radio e i suoi aggiornamenti via Facebook. I suoi post scritti durante l’operazione Piombo Fuso sono raccolti nel libro “Restiamo Umani” (la frasce che chiudeva tutti i suoi articoli) che è stato un grande successo editoriale pubblicato in varie lingue.

Abbiamo anche voluto acoltare la voce di Jessica Montel, direttrice dell’ ONG israeliana Bet’selem che ha indagato in modo equilibrato ed approfondito i fatti dell’ attacco israeliano per disegnare il quadro delle azioni intraprese dalle due parti dal punto di vista del diritto umanitario internazionale. Con lei abbiamo voluto riassumere a che punto sia la ricerca delle responsabilità per i crimidi di guerra commessi due anni fà.

A Roma invece la Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese celebra l’ anniversario di Piombo Fuso con torce e fiaccole in piazza del Campidoglio, la stessa che aveva visto un’ aggressione sionista il 24 giugno scorso che aveva portato al ferimento di due attivisti,  e con un appuntamento informativo nella cornice natalizia di Piazza Navona.

Ringraziando il sito amisnet.org,  a questa pagina del sito troverete anche i link con le interviste a cui si fa riferimento nell’articolo.

NuvolaRossa


Gaza risponde a Roberto Saviano

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Gaza dolce Gaza

È possibile considerare pericolosa una nave carica di cibo e merci d’aiuto immediato?
È possibile considerarla pericolosa a tal punto da attaccarla in piene forze con i migliori specialisti dell’assalto a disposizione?
Beh evidentemente sì. L’attacco delle forze speciali israeliane alle navi del “Free Gaza Movement” in procinto di avvicinarsi alla Striscia di Gaza (ma, attenti, ancora in piene acque internazionali) dimostra che è possibile.

In alto mare soldati ottimamente addestrati e perennemente tenuti in tensione da uno stato maggiore israeliano in costante clima di guerra hanno approcciato armati fino ai denti i “pericolosissimi” attivisti che da due anni si battono per rompere via mare l’embargo totale in cui Israele ha chiuso la Striscia fin dal tempo della presa di potere di Hamas.
Questi pericolosi personaggi erano armati di cibo, sedie a rotelle e altre forniture sanitarie e beni di prima necessità. Al massimo qualche attrezzo di bordo di pertinenza della nave.

Oltre che non considerare ripugnante rinchiudere in modo soffocante e animalesco un milione e mezzo di esseri umani privandoli di qualsivoglia conforto e della libertà di movimento, allo Stato d’Israele non pare nemmeno vergognoso assaltare chi venisse a portare aiuto ai poveri reclusi.
Per la cronaca la battaglia in alto mare, visibilmente sproporzionata fin dall’inizio, è finita con nove morti, tutti tra i pacifisti, con la nave scortata fino al porto israeliano più vicino.

La vergogna della situazione di Gaza aggiunge un’altra storia, dopo l’operazione “Piombo Fuso” e la barriera sui confini, sulla carta eretta per impedire che dall’Egitto giungano rifornimenti e armi per i terroristi di Hamas ma che di fatto ha murato viva l’intera popolazione palestinese condannandola a morire di fame e di stenti, impedita com’è anche di uscire per mare in cerca di pesce.

Come si può sopportare ancora tutto questo? Come si può consentire ad uno stato occidentale di comportarsi in questo modo in una regione in cui evitare di compiere gesti che possano essere scintilla sulla benzina sarebbe buona norma? Non si può sempre che giustificazioni perlopiù fantasiose prolunghino la prepotenza di Israele sui propri vicini.
Quanto durerà ancora l’assedio di Gaza? Quando vedremo finalmente due stati sovrani vivere vicini?
Mi piace sognare, spero mi accompagnerete in tanti.

Cavallo Pazzo


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